“Dove lavori?”
“In un’agenzia creativa”
“Che figo! Dev’essere particolare: giovane, dinamico, divertente…”
“Già. Diciamo che dipende dai giorni, quando si dice ‘una bella palestra di vita’…”
Entrai in agenzia creativa con la stessa emozione con cui Charlie Bucket ammirava il biglietto d’oro valido per un tour alla Fabbrica di Cioccolato.

Prima ancora di conoscere il tipo di realtà sentivo che sarebbe stata per me. Era un luogo in cui non servivano solo le abilità tecniche ma doti creative. Dove non ci si poteva annoiare mai perché ogni giorno si apriva un nuovo capitolo, un nuovo progetto, una nuova case fatta di strategie, colori e testi diversi.
Col tempo, ho imparato che le lezioni acquisite andavano ben oltre le competenze, in tutti i sensi: lavorare in un’agenzia creativa ti poteva insegnare a sopravvivere in un mondo di non solo cose belle.
- Il Feedback può diventare un alleato, dopo essere stato un nemico:
se sei in agenzia in qualità di “creativo” – copywriter o art director – tutti si sentiranno in dovere di esprimere un giudizio sul tuo operato.
Un problema all’inizio, quando non viene fornito nella maniera corretta “Non so, non mi convince”.
Un’opportunità, quando la critica è puntuale, ragionata e ti consente di vedere le cose sotto un altro punto di vista per migliorare e perfezionare il risultato finale.
Statisticamente parlando sono più le volte in cui la critica non aiuta. - Natale non sarà più la stessa cosa:
Dal momento che l’attività in agenzia creativa si riconduce al comunicare per vendere, il Natale – periodo di marketing per eccellenza – si trasforma in uno dei momenti più ardui da superare.
A Natale puoi… non è più l’inizio di una canzone utilizzata per uno spot, sarà la frase per auto-convincersi che si può arrivare alla fine dell’anno senza avere un esaurimento nervoso, risuonerà nella mente come un mantra di ispirazione. - Per quando? Ieri! :
Imparare a gestire il tempo è un’arte. In agenzia creativa il ritmo è frenetico, le deadlines stringenti, le revisioni continue e i progetti simultanei richiedono una pianificazione accurata ed efficace, soprattutto quando il proprio lavoro è creativo. Nelle agenzie si può trovare anche la persona incaricata a gestire le tempistiche dei progetti, il Project Manager: un aiuto non indifferente per chiudere le task e non accumulare lavoro arretrato. La prima causa di mal contento non avendo idea delle tempistiche di ogni pezzo facendoti sentire in ritardo su tutto. - L’unione fa la forza:
Parola d’ordine: “collaborazione”. In agenzia si lavora in team, in solitaria si va in bagno o a parlare col capo per chiedere le ferie. Lavorare con team multidisciplinari, comprendere le visioni degli altri e condividere idee sono abilità fondamentali. Ogni progetto è una sinergia di menti creative che lavorano insieme per raggiungere un obiettivo comune. Tra i tratti distintivi di chi lavora in agenzia c’è valorizzare e integrare le idee degli altri o avere la capacità di ridicolizzarle, sottolineando che non c’è niente di personale nel proprio giudizio. - Voce del verbo “stare sul pezzo”:
Il settore digitale è in continua evoluzione, le piattaforme si aggiornano, nuove funzionalità emergono costantemente. Per questo viene richiesta una grande flessibilità, uno spirito di adattamento che neanche “Wild – Oltrenatura” e un’affinità per l’apprendimento continuo, anche prima che le cose succedano.

6. Ore 18: “Weilaaaaa oggi part time?”
Si sa quando si entra, non si sa quando si esce. La flessibilità d’orario è una cosa che si può trovare ovunque, o meglio, io l’ho trovata ovunque MA, sull’uscita il discorso è sempre stato diverso perché:
- Dopo N riunioni inizi a metterti sul progetto alle 17
- Il referente del cliente ti risponde alle 17.30 con tutte le modifiche che ci sono da fare per l’indomani
- Hai dedicato il tuo tempo per fare ricerca, di fondamentale importanza, ma che non viene conteggiata in nessuna task perciò risulta che tu non abbia fatto nulla nel concreto (vd punto 3)
- La maggior parte dei tuoi colleghi sono animali notturni ed escono tardi dall’ufficio.
Lavorare in un’agenzia creativa è come frequentare una scuola di vita. Infatti, le lezioni vanno oltre la mera esecuzione dei compiti perché coinvolgono la crescita personale e professionale. Chiunque abbia l’opportunità di immergersi in questo ambiente poi finisce col: diventare freelance per non averci più a che fare, diventare freelance in agenzia per sentirsi libero di uscire alle 18, oppure sviluppare la sindrome di Stoccolma per il lavoro.
Fammi sapere se conosci qualcuno che lavora in agenzia o nel caso sia tu quale fine si prospetterà nel tuo percorso.








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