Prefazione.
Sono passati due anni ma è come se fossero dieci.
Come in Manifest su Netflix in cui i passeggeri di un volo atterrano dopo un viaggio turbolento di poche ore e scoprono che, in realtà, sono passati cinque anni dal decollo. È successo anche a me con una gravidanza. Nel 2022 raccontavo dello Sziget, oggi scrivo della settimana in crociera.

Premessa.
Per non rinunciare a vivere le vacanze come un’occasione per vedere posti nuovi, quest’estate abbiamo stretto i denti, chiuso gli occhi e prenotato la Crociera delle isole greche. Eravamo noi 3, completamente disorientati in questo nuovo contesto. Adulto, âgée, famigliare, pigro.
Come prima esperienza abbiamo scelto il giro delle isole greche:
Bari, Santorini, Olimpia, Atene, Cefalonia, Corfù, poi ritorno su Bari.
Un bel tour, d’altronde la Grecia è sempre la Grecia.

Siamo salpati da Bari, davanti a noi un giorno e mezzo di navigazione fino a Santorini e come Rose Dawson dentro di me urlavo “Che palle!”. Cosa faremo?
La nave è certamente molto grande come dicono “un centro commerciale che naviga” un’immagine che per me si porta dietro una scia di horror.

Ma le mie vere paure prima della partenza erano altre:
1. Trovare nel cibo del buffet il miglior passatempo e scendere dalla nave in infradito coi piedi gonfi, pronta per un intervento di Bypass gastrico.
2. L’aria condizionata e tutto ciò che ne consegue, tra i sintomi più comuni raffreddore, tosse, mal di gola, mal di testa, piedi gelati. Poi, Matilde malata e tutto ciò che ne consegue, stress.
Ma procediamo con le argomentazioni, dove il termine l’ho scelto tra i tanti disponibili proprio per il significato che deriva dal latino argumentor, “ragionare provando”. Perché io ho davvero provato a capire, ma senza riuscirci.
Tra i difetti più grandi di qualsiasi tipo di Buffet c’è lo spreco del cibo. Uno schiaffo alla povertà. Sulla nave era disponibile per tutti i viaggiatori un intero piano adibito al buffet colazione, pranzo e cena, ricco di ogni pietanza si potesse immaginare. Una situazione che si trasformava sempre in piatti pieni, a volte anche non toccati che avanzavano.
Della serie “ho visto cose che voi umani…”, c’erano persone che prendevano 12 brioche per colazione, manco vigesse il principio di scarsità o all’interno ci fosse la possibilità di trovare il biglietto vincente della lotteria. Ma perché? Senza risposta ho dovuto smettere di indignarmi perché mio marito ha voluto che mi ricordassi che a farmi i fatti miei sarei potuta vivere più a lungo.
Primo giorno di navigazione passato. Il secondo giorno siamo arrivati a Santorini. Da qui in avanti ogni mattina ti svegliavi in un posto diverso nel quale scendere. Il bello della crociera SECONDO ME – per non dire che è stato l’unico motivo per cui conviene fare una crociera – perché ho scoperto un nuovo scenario che mi ha colpito: le persone che vogliono vivere la nave.

Turisti per caso se vogliamo. Persone che non vedono l’ora che gli altri scendano per potersi “allargare”, scegliersi il lettino sul ponte, sedersi sul tavolino vista mare, non fare coda al buffet o al bar. Come gli adolescenti che aspettano che i genitori se ne escano di casa.
Noi invece facevamo parte dell’altro gruppo, quello che scendeva e che aveva acquistato per tempo alcune escursioni dopo averle sottoposte a grandi ragionamenti su fascia oraria, tempistiche di percorso e fattibilità con passeggino. Ed eccoci a Santorini.
8 ore di escursione “ma se c’è l’over tourism avremo certamente un trattamento preferenziale”

Sali e scendi che neanche gli allenamenti di Rocky Balboa sulle scale del Philadelphia Museum of Art. Sudati marci, ma ne è valsa la pena per avere un assaggio dell’isola dalle cupole blu e capire che se avessimo prenotato la settimana qui ci saremmo condannati a morte. Al contrario di Cefalonia che in una sola giornata di mare ci ha conquistato. Nel tardo pomeriggio dovevamo già tornare alla base per cena. Niente buffet, la sera avevamo il nostro tavolo, il nostro posto, un menu alla carta diverso ogni sera. Non propriamente nostro perché la prima sera abbiamo scoperto di condividere il tavolo con un’altra coppia con figlio piccolo. Nonostante i primi momenti di titubanza, devo dire che è nata una bella amicizia. Per una volta la casualità è stata clemente e abbiamo avuto l’opportunità di conoscere degli altri simili con cui sparlare dei servizi.

Alla fine un 6 e mezzo a questa esperienza lo abbiamo dato anche se crediamo che aspetteremo qualche anno prima di ripeterla.








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