Era più di un anno che desideravo iscrivermi al Corso da Sommelier AIS, ma poi – a un passo dall’iscrizione – ho scoperto di essere incinta e basta vino.
Adesso che le stelle e i pianeti si sono allineati, scrivo mentre mi preparo per andare alla terza lezione, ovviamente raffreddatissima per cui non riuscirò a sentire nessun bouquet, profumo di ciliegia matura, o sentore vegetale. Mi auguro di poterli immaginare attraverso le descrizioni di chi ci farà lezione oggi.
Mi piace il vino: è una passione nata come una storia d’amore, a poco a poco e senza pretese iniziali. Poi sono cambiate le cose, non mi bastava più “incontrarci ogni tanto” volevo conoscerlo davvero, saperne di più ma soprattutto raccontarlo meglio.

Vogliamo parlare del lessico del vino?
Non so se abbiate mai partecipato ad una degustazione, o qualsiasi contesto in cui il vino venga raccontato da un esperto che ne sa fare un’analisi dettagliata.
Alla vista…
Il vino non è mai solo rosso o solo bianco.
Il vino a volte è carico di colore, rosso rubino con riflessi violacei. È di un giallo paglierino limpido, o è torbido con riflessi verdognoli.

Far roteare il calice ha il suo perché. Non serve solo a fare scena!
Muoverlo nel bicchiere serve per conoscerne la consistenza, la viscosità vedendo come scendono le gocce dalle pareti del calice.
Poi si fa entrare letteralmente il naso nel calice e inizia la magia.
Dopo due lezioni ho capito che mi sono bruciata la maggior parte delle mucose a furia di utilizzare la Rinazina quando sono raffreddata, ma sono comunque riuscita a scoprire nuovi odori, o meglio a saperli chiamare. Una delle principali motivazioni per cui seguo il corso: tra le mie cose preferite come copywriter c’è raccontare le esperienze sensoriali. Poter fare immaginare ai lettori. Trovare delle figure e delle sensazioni presenti nel loro immaginario per far percepire al lettore un assaggio di quell’esperienza.
Al naso…
Un giorno scriverò di un Arneis pietroso, quando sentirò quell’odore che c’è specialmente vicino ai fiumi di pietre bagnate. Racconterò di come un Cannonau con il suo profumo di spezie dolci, mi ha fatto pensare a quando si apre una confettura di more ciliegie per fare una torta, ma poi mi ha fatto entrare in una stanza dove c’era l’angolo cubano con cioccolato e sigari.

Una volta ho anche sentito l’odore del Parco del Valentino dopo che avevano tagliato l’erba, ma quello era un bianco erbaceo.
L’esame gusto – olfattivo
Dopo due lezioni ho capito che conosco pochissimi gusti ma dopo che si dicono a voce alta riesco a distinguere anch’io le note tropicali di mango e di ananas, anche se non ho mangiato tanti manghi nella vita. Al contrario rimango perplessa quando si sente “frutta gialla” perché inizio a pensare ai frutti gialli che conosco e poi spunta fuori “come la mela” ma sono fiduciosa, tutto si può imparare, basta fare pratica.
Ecco perché voglio sempre fare aperitivo.









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