SMM per chi non fosse del “giro Agenzia di Comunicazione” è l’abbreviazione di Social Media Manager. Un ruolo che segue le regole delle parole polisemiche: cambia di significato a seconda del contesto.
Dopo la velata polemica un po’ di storia…
Era il 2008 quando Facebook entrò nei computer degli italiani. Non di tutti perché io ci ho messo almeno un anno prima di dare l’addio a msn, ma sono così: ho bisogno dei miei tempi per lasciare andare.
La posizione da Social Media Manager fa il suo debutto nel panorama digitale intorno al 2012, quando i Social Network iniziano a diffondersi tra i comuni mortali e quindi a produrre un interesse economico-commerciale. Se vogliamo dirla papale papale, da questo punto di vista i Social Media sono degli strumenti davvero potenti perché gratuiti, essenziale per permetterne la diffusione, e in formato app da installare sullo smartphone che ci portiamo anche in bagno.
Questa nuova vetrina sul mondo inizia ad acquisire un certo appealing soprattutto per le aziende, le quali desiderano affermare la propria presenza in rete per moltiplicare le opportunità di comunicazione. (Ho saltato la parte in cui cambia la percezione sulla propria presenza online e diventa di vitale importanza, troppo lungo da spiegare e poi non mi leggete, ma nel caso siate interessati commentate e mi metterò all’opera).
Ed ecco il bisogno disperato di una persona che se ne occupi.

Il Frankestein Junior nella sua fase embrionale
In questa fase iniziale non esistevano ancora dei fattori determinanti per diventare Social Media Manager professionista.

(Non ho messo “Ambiente dinamico” perché non usava.)
Non c’erano studi o percorsi di formazione a riguardo: tutto era in una fase sperimentale in cui si doveva saper smanettare.
La creatura prende forma…
Con il passare degli anni la figura del Social Media Manager ha iniziato a delinearsi in maniera più precisa. Infatti, è nato prima il proverbio “di necessità virtù” di tutta questa storia.
La professione si evolve, si arricchisce di mansioni e si specializza. Nulla a che vedere con quell’idea superficiale e dispregiativa: “si occupa di fare i post”.
I compiti del Social Media Manager sono tanti e molto diversi. Tanto che nelle realtà più strutturate c’è una persona incaricata di occuparsi di ogni singolo segmento.

Ecco come passa le giornate un Social Media Manager:
- Ideazione della strategia:
sui social è fondamentale avere un piano. Vietato pensare alla giornata per la pubblicazione di contenuti, per quello hanno aggiunto le Stories che durano 24 ore. Prima di intraprendere qualsiasi tipo di comunicazione deve essere chiaro cosa dire, perché e dove. Mi sento di svelare un segreto: non tutti i canali sono per tutti!

- Creazione di contenuti:
dare forma alle idee. Una volta che si sa cosa dire bisogna trovare come comunicarlo. Se non si lavora da soli, questo è il momento in cui sbuca l’Art con la domanda a cui si deve rispondere per dare senso alla vita: “Come li facciamo sti post? Statici, dinamici, fotografici, grafici, video, caroselli, …”

- Pianificazione dei contenuti:
uno dei motivi per cui i Social Media Manager sanno prima di tutti quando cadono le festività, ponti e la Santa Pasqua è perché tutto è pensato con circa un mese di anticipo e programmato – previa approvazione del cliente – settimane prima, grazie a programmi e piattaforme di gestione che automatizzano le pubblicazioni. - Set up delle campagne:
sarebbe la famosa etichetta Sponsorizzato che compare quando – di punto in bianco – nel vostro feed si palesa un contenuto estraneo rispetto ai post di chi seguite. Per questo segmento potrei scrivere un articolo intero ma provo a sintetizzare così: si paga per spingere il contenuto pubblicato affinché lo vedano più persone possibili. Dietro a questa parte si nasconde un mondo intero fatto di gestione del budget, obiettivo della campagna, pubblico al quale ci rivolgiamo, durata, ma soprattutto costo per risultato. - Interazione con gli utenti e gestione della community:
la tolleranza in pratica. Uno specchietto sulla società, dal momento che sui Social ci sono tutti, persone libere di commentare a loro piacimento o chiedere informazioni. Il Social Media Manager si occupa di rispondere, a modo, con il tov che rappresenta l’azienda. Sempre.

- Monitoraggio e reportistica:
come stanno andando i post? Le campagne? Paragonabili ai tarocchi, i risultati dei post vanno interpretati. Il Social Media Manager deve essere in grado di sapere leggere i dati, ovvero le performance dei contenuti pubblicati e redigere un report dettagliato con eventuali considerazioni e cambi di strategia.
Non è “solo” un post!
Per un’attività di questo tipo sono indispensabili delle conoscenze ben definite. Improvvisare mansioni di questo genere è possibile solo per Leo Di Caprio nei panni di Frank in “Prova a prendermi”.
Le aziende e alcuni servizi, seppur lentamente, si stanno rendendo conto di quanto sia necessario investire in questo tipo di risorse, adeguate alla comunicazione che si vuole realizzare. Un post è solo la punta dell’iceberg, una pillola dietro alla quale si nasconde un mix notevole di competenze, di task, di ragionamenti e di esperimenti che non tutti i cugini possono svolgere.








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