C’è da fare uno shooting

Che ci piaccia o no, l’immagine è da anni il canale privilegiato per la comunicazione. Tra i dati certi, i social network hanno contribuito a diffondere questa nuova “legge di attrazione”: ogni messaggio veicolato attraverso foto e video di qualità ha delle possibilità in più di venire visualizzato, considerato, apprezzato.

Oggi non si può intendere il concetto di fotografia solamente come un modo per ricordare i momenti più gioiosi della vita perché è diventato anche un mezzo creativo a scopo promozionale. Tutte le strade ci stanno portando ad acquistare un prodotto per le immagini e la presentazione che vediamo: uno studio dell’Università del Minnesota ha scoperto che il nostro cervello elabora le immagini 60.000 volte più velocemente rispetto all’elaborazione di un testo – infatti non so perché sto continuando a voler scrivere per vivere. Così, in linea con gli spot pubblicitari e i video istituzionali, organizzare uno shooting fotografico rientra nelle strategie di comunicazione migliori e più complete.
Purtroppo, in molti non hanno voglia di investire e ricorrere ad uno shooting fotografico per la propria realtà, come se le foto fossero un dettaglio di poca importanza ma come si dice: “Se non ami te stesso perché gli altri ti dovrebbero amare?”

Dopo la velata polemica un po’ di informazioni…

Fare uno shooting significa realizzare una sessione fotografica con un fotografo professionista per la realizzazione di immagini a scopo pubblicitario, di personal branding o di marketing aziendale fa lo stesso, l’importante è che sia utile a raccontare di sé, dei prodotti e dei servizi che si offrono.

Solitamente, uno shooting fotografico prevede un concept che deve essere eseguito a monte. Si tratta di un progetto di comunicazione a lungo termine, un programma che stabilisca cosa si vuole raccontare nei prossimi mesi e selezioni i soggetti da fotografare per poter guidare il fotografo nel suo lavoro. Ecco una breve scaletta delle cose da fare:

1. Definire gli obiettivi e il concept dello shooting

Le domande a cui rispondere sono semplici: dove utilizzerò le immagini che verranno scattate? Quale messaggio voglio dare? Cosa voglio raccontare? Perché?
Organizzare uno shooting fotografico per i canali social richiede una strategia ben definita e tecnicamente calibrata, dove ogni scelta – dall’obiettivo alla realizzazione – deve essere guidata da una pianificazione lungimirante.
Gli scatti possono avere obiettivi diversi che spaziano dalla Brand Awarness (la notorietà del brand) alla promozione di prodotti o servizi, o aumentare l’engagement (il coinvolgimento del pubblico).

2. Creare un moodboard

Nel caso non sia mai stata fatta comunicazione prima, o l’obiettivo sia quello di ‘rinfrescare’ la propria immagine, è utile raccogliere idee e ispirazioni visive che possano aiutare a comprendere lo stile delle foto. Si possono salvare foto da internet, screenshottare immagini, fare le linguette alle riviste, o strappare pagine interessanti con cattiveria. Da non sottovalutare che un moodboard può servire anche a conoscere il proprio cliente, la sua idea di bello e come pensa di posizionarsi nel mondo. Non sempre rispecchia il pensiero del creativo incaricato, ma il confronto è sempre prezioso.

3. Fare una shooting list

Cosa fotografiamo?
È la parte più complessa saper immaginare il futuro della comunicazione ma è il regalo più grande che si possa fare ai fotografi chiamati all’ordine. Fare una lista di cosa fotografare consente di gestire al meglio le tempistiche, sapere quali attrezzature serviranno alle figure coinvolte e puntare sulla correttezza delle immagini e non sulla quantità. Gli scatti senza una linea precisa potrebbero apparire tutti uguali e senza possibilità di utilizzo.

Dovete sapere che…

Recentemente ho avuto l’opportunità di partecipare a uno shooting fotografico in un ristorante. Tolto che il tema food and beverage sia tra i miei argomenti preferiti da trattare, insieme a tutto quel pippone che avevo fatto sul descrivere le esperienze sensoriali, questa doveva essere un’occasione per immortalare l’atmosfera e i piatti in modo che facessero venire l’acquolina in bocca a chiunque scorresse il feed.

Scena: eravamo io, i due fotografi professionisti esperti nel food, il titolare del ristorante e il personale della cucina. Avevo fornito a tutti qualche giorno prima una lista di piatti e angoli da fotografare (punto 3), per alcuni di questi mi ero presa la libertà di descrivere in che modo volevo che venissero fotografati, anche se avevo paura di minare il know-how dei professionisti incaricati. A mia discolpa si può dire che gli shooting si organizzano due volte l’anno – per dire – e avevo bisogno di materiale trasversale ma esclusivo per ottenere più storytelling.
Una volta arrivata, i due fotografi erano già sul posto per sistemare le luci e l’attrezzatura necessaria, intanto in cucina si accendevano i fornelli. La lista è stata fondamentale anche per guidare il personale nell’ordine di preparazione dei piatti.

Alla fine della giornata – io stanca come se avessi fatto chissà cosa – mi volevo inchinare ai piedi della persona che teneva l’ombrello del flash per la forza fisica e di spirito dimostrata. Intanto, non vedo l’ora di ricevere le foto post prodotte per iniziare a pubblicare nuove storie visive.

Per concludere…

In un momento in cui l’immagine “viene prima di tutto” come la salute, il consiglio è di non sottovalutare l’importanza di uno shooting fotografico. Questo perché il valore percepito dall’utente sarà maggiore rispetto a un prodotto o servizio.
Attraverso le fotografie, un e-commerce può valorizzare i suoi prodotti facendone percepire la qualità dei materiali, la vestibilità per l’abbigliamento, l’artigianalità per gli oggetti “fatti a mano” e così via. Inoltre, delle fotografie efficaci, che sappiano raccontare l’attività, sono in grado di ispirare ai clienti una fiducia nel marchio veramente difficile da descrivere solo a parole. Nel caso di un ristorante, ad esempio, gli scatti possono funzionare come veri e propri assaggi di quello che si può trovare nel locale, dall’atmosfera alla bontà dei piatti, rigorosamente da assaporare alla fine di ogni sessione per saperla raccontare e per giustificare che ho fatto schifo da quanta pizza ho mangiato.

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About

Novella Ferrandino, nata a Torino nel 1991. Presa da un momento di profonda intraprendenza, alla fine del 2024 ha aperto enne.blog, un blog a metà tra un diario personale e un contenitore di esperienze. Dopo aver militato nel mondo delle agenzie creative e aver lavorato come copywriter e social media manager, dal 2025 Novella ha deciso di cambiare vita e diventare freelance. Vive a Torino con la sua famiglia così composta: marito, figlia numero 1, figlia numero 2.
Le piace viaggiare – banale – ma solo se ha la certezza che ci sia il bagno in camera, definendosi lungimirante. Le piace mangiare cose buone – banale 2 – ma solo se ne vale davvero la pena, perché ha un metabolismo lento e non vuole sprecare ore in palestra per un piatto cattivo. Recentemente è diventata madre ma ci tiene a precisare che non ha mai cambiato lo screensaver del telefono per mettere una foto delle bambine. Si sta barcamenando invece con gli aspetti di questo nuovo ruolo, cercando di tenere in equilibrio la sua identità di sempre con le responsabilità di oggi.

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