Emoji nei testi: genialata o 💩?

Le emoji: odi et amo.
Da semplice condimento nelle chat tra amici, oggi sono parte integrante della comunicazione digitale. Vengono utilizzate nei testi pubblicitari, nei copy dei post social e persino in alcune email di lavoro (con moderazione, eh! 📩). Ma la domanda resta: è consigliabile usarle nei testi professionali?

Quando le Emoji funzionano bene

Le emoji, se usate nel modo giusto, possono:
Rendere il testo più chiaro – Un’emoji ben piazzata può aiutare a trasmettere il tono giusto. Per esempio:

  • “Oggi grande giornata di brainstorming! 🧠⚡” (Wow! Non si contano le idee messe sul piatto.)
  • “Oggi grande giornata di brainstorming.” (Forse è ironico e non è stata una giornata produttiva?)

Creare empatia e coinvolgimento – Il cervello umano processa le emoji come espressioni facciali, quindi un’emoji ben scelta aiuta a connettersi con chi legge.

  • “Grazie per il tuo supporto! ❤️” (Caldo e sincero)
  • “Grazie per il tuo supporto.” (Freddo e distaccato)

Rendere il testo più leggibile – In un mondo di lettori che scorrono i contenuti velocemente, le emoji possono aiutare a segmentare il testo e guidare l’occhio.

  • “Ecco i 3 consigli per migliorare i tuoi post: 🔹Usa titoli accattivanti
    🔹 Scrivi con un tono naturale 🔹Non dimenticare la CTA.”
  • Senza emoji, il blocco di testo sarebbe meno scorrevole e più anonimo.

Quando le Emoji rischiano di essere un problema

Le emoji non sono sempre una buona idea.
Attenzione a questi scenari:
Testi troppo pieni di emoji – Un post tipo “Super offerta imperdibile!!! 🎉🔥💥😍💸” può sembrare SPAM e scoraggiare la lettura.
Usarle in contesti troppo formali – Se scrivi un report aziendale o un contratto, un bel “📄 Firmiamo? 😏” non farà una grande impressione. (Ho inserito l’ipotesi surreale perché il mondo di oggi è fatto di coraggiosi)
Messaggi ambigui – Non tutte le emoji significano la stessa cosa per tutti! 🙃 (Questo cos’è?) Studi recenti hanno analizzato come le generazioni diano significati differenti ad alcuni simboli.
Un piccolo test per capire quanto siete invecchiati è interpretare queste:
⚰️ = morto e basta o morto dal ridere?
😂 o 🤣: quale utilizzi?
OVVIAMENTE la bara o il teschio vengono usati dalla Gen Z per condividere quanto ci si stia divertendo e non per raccontare di un funerale, mentre la emoji del ridere con le lacrime “dritta” pare sia da boomer e assolutamente da bannare al contrario di quella storta, adesso cool!

Come dosare le Emoji con stile

Come ogni ingrediente in una ricetta, le emoji vanno dosate con cura.
Ecco qualche regola d’oro:
Meno è meglio – Usa emoji solo quando aggiungono valore al messaggio.
Sceglile con logica – Devono enfatizzare il tono del testo, non distrarre.
Testa il tuo pubblico – Se scrivi per una community informale, le emoji sono benvenute; se il tuo target è più serio, meglio usarle con parsimonia.

Ma quindi, Emoji sì o no?

Personalmente le eviterei, ma sono consapevole che le emoji possono essere un ottimo strumento di comunicazione, se usate con intelligenza. Nei copy social di determinate community ad esempio le uso per rendere il testo più leggibile, o per ungere d’entusiasmo l’offerta ma meglio trattarle come il sale in cucina: un pizzico dà sapore, troppo rovina il piatto.

E voi? Siete fan delle emoji? Fatemelo sapere nei commenti! 👇

Una replica a “Emoji nei testi: genialata o 💩?”

  1. Avatar Newsletter e reminder: come, quando e perché? – enne.blog

    […] Personalmente non amo cose tipo: “Newsletter di Marzo” “Benvenuta primavera!🌸 “Sicuramente non andrei ad utilizzare le emoji all’interno dell’oggetto, fa subito 💩. […]

    "Mi piace"

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About

Novella Ferrandino, nata a Torino nel 1991. Presa da un momento di profonda intraprendenza, alla fine del 2024 ha aperto enne.blog, un blog a metà tra un diario personale e un contenitore di esperienze. Dopo aver militato nel mondo delle agenzie creative e aver lavorato come copywriter e social media manager, dal 2025 Novella ha deciso di cambiare vita e diventare freelance. Vive a Torino con la sua famiglia così composta: marito, figlia numero 1, figlia numero 2.
Le piace viaggiare – banale – ma solo se ha la certezza che ci sia il bagno in camera, definendosi lungimirante. Le piace mangiare cose buone – banale 2 – ma solo se ne vale davvero la pena, perché ha un metabolismo lento e non vuole sprecare ore in palestra per un piatto cattivo. Recentemente è diventata madre ma ci tiene a precisare che non ha mai cambiato lo screensaver del telefono per mettere una foto delle bambine. Si sta barcamenando invece con gli aspetti di questo nuovo ruolo, cercando di tenere in equilibrio la sua identità di sempre con le responsabilità di oggi.

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