Mercoledì è stata la festa del papà. Potevo non commentare? È da tempo che penso alla differenza dei ruoli: date dall’educazione ricevuta, dalla cultura, dagli aspetti biologici. Non c’è dubbio che il ruolo del padre sia cambiato nel tempo. Una volta era l’unico sostenitore economico della famiglia, oggi diventa anche un punto di riferimento affettuoso, coinvolto nell’educazione e nella quotidianità di una vita famigliare, per quanto gli sia possibile nel mio caso.
Le differenze: madre e padre a confronto
Ci sono profonde differenze di approccio nei confronti del bambino o della bambina tra genitori ma diciamoci la verità, si va per tentativi e a seconda del carattere.
Come ogni relazione infatti, anche quella tra padre e figlia ha vissuto delle fasi. I metodi di approccio si sono modificati e il rapporto padre-figlia ha iniziato a costruirsi col tempo. Quello della madre si da per “naturale”, quando non lo è per niente secondo me.
1. “Non so come si fa” 0-6 mesi
Ancora oggi personalmente non mi sono stancata di dire che ANCHE IO sono diventata madre da un’ora all’altra, perché dovrei sapere come si fa?
Tra le mie frasi più gettonate, quando discutevo con mio marito su cosa bisognasse fare per tenere in vita Matilde fino all’alba del giorno dopo, e lui trovava la scusa di essere impacciato, di non sapere come cambiare un pannolino, ecc., c’era: “Pensi che l’ostetrica sia venuta a sussurrarmi nell’orecchio delle istruzioni?”.
Dopo il parto, a casa, credo sia stato il momento più faticoso. Siamo state io e mia figlia, Manu andava a lavorare alle 9 del mattino e tornava alle 22. Ero arrabbiata per questo totale scarico di responsabilità ma col senno di poi – giusto per trovare il lato positivo – mi sono skillata nel rispondere ad ogni pianto, piantino, verso e gesto di Matilde. Anche se non applicherei questo talento a tutti, non per modestia ma perché non sono diventata il Dr Dolittle di bambini.
La figura paterna in quel periodo non è stata tra le più presenti ma capivo che c’era una sorta di impedimento ideologico, oltre che biologico. Può una paternità durare solo 10 giorni? E poi, i miei compromessi, le mie rinunce, il mio nuovo approccio nei confronti della quotidianità era iniziato già con la gravidanza. Dovevo fare attenzione a ciò che mangiavo, bevevo, facevo, sollevavo, attraversavo. Suo padre doveva ancora iniziare ad averci a che fare e per quel momento si limitava a tenerla sotto sequestro in braccio per intere serate e notti e a farsi accarezzare la barba.

2. “La tengo io” 7-11 mesi
In questa nuova fase, più divertente, Matilde ha iniziato a gattonare, a muoversi da sola, a rispondere a degli stimoli con sorrisi e risate consapevoli e a mostrarsi ‘invaghita’ di suo padre. Ho provato a ricordarle che non era lui che le dava il latte e la puliva dopo aver fatto la cacca ma niente. Quello che faceva con me non faceva con lui.
Se con me si lagnava, a lui sorrideva. Se con me perdeva la pazienza, con lui non si osava.
Poi ho letto che i figli/e tendono a dare il peggio con le madri perché evidentemente riconoscono una figura più empatica, più paziente o, banalmente, più in confidenza. E anche qui mi sono rassegnata alla voce degli esperti, Manu invece ha iniziato a costruire il suo rapporto con Matilde. Certo, ora che è più divertente, pensavo, ma ha trovato un suo modo per giocarci, farla mangiare o tranquillizzarla.



3. “Mi piace passare il tempo con lei” 12-15 mesi
Parentesi: avrei scritto più volentieri “1 anno – 1 anno e 3 mesi” ma il punto sarebbe andato a capo e non mi piaceva alla lettura.
Matilde cammina, fa “No” con la testa, indica le cose che vuole, si intrattiene da sola, ti viene vicino con un gioco per chiederti di giocare con lei. Vuole fare da sola e perde subito la pazienza quando non riesce. Se cade o sbatte da sola si rialza nel silenzio. Se per sbaglio cade o sbatte perché qualcuno era nel mezzo fa finta di piangere, ma quando la prendi in braccio ha già smesso. Ci chiama a modo suo: io sono ‘Auà’. Manu è ‘papa’, ‘apa”, una volta sola è stato “cacca”, da me accolto con grossi complimenti e applausi ma non l’ha più ripetuto.
Comunque, continuiamo ad avere un approccio nei suoi confronti molto diverso. Lui intrattiene, io accudisco. Io provo a interpretare, lui le chiede come se – magicamente – iniziasse a parlare per dirgli il motivo per cui sta piangendo. Lui la tranquillizza, io la stimolo (sa va sans dire).
Se io ho sperimentato un legame più intenso, dovuto al molto tempo passato insieme, Manu ha avuto bisogno di più tempo per sviluppare un attaccamento più profondo che si arricchisce giorno per giorno di momenti, intrattenimento e amore. Ad oggi siamo in lotta perché continua a dire che Matilde è la sua “preferita al mondo” e nessuno potrà spodestarla. Io gli ricordo che in arrivo c’è n’é un’altra e che non mi sembra giusto avere una figlia preferita. Vedremo quando gli accarezzerà la barba perché a Matilde i suoi baci pungenti non piacciono più!








Lascia un commento