ABC Educazione di un figlio: come faccio?

Uno dei dubbi che al momento mi assale del mio essere genitore, ancora alle prime armi direi, è quando si inizia ad educare? In qualità di “madre dell’anno” le mie perplessità non provengono dalla paura di soffocare la spontaneità o l’emotività dell’infante. Resto basica nel chiedermi se ci capiamo davvero: fa così per un capriccio o perché non sa come chiedermi una cosa diversa da ciò che le propongo? Mi sono data delle regole.

Quando nasce

Esistono davvero una quantità di tesi e di opinioni riguardanti la gestione di un neonato non appena si diventa genitori che ad ascoltarli tutti ci si innervosisce e basta. Non solo ci sono i nonni, ma anche gli opinionisti di vario genere e poi i libri delle risposte.
Noi avevamo “il linguaggio segreto dei neonati” di Tracy Hogg un best seller letto e, in parte, solo sfogliato finché non sono arrivata alla decisione finale: faccio come mi viene!

Sono convinta che l’educazione cominci in casa e non a scuola ma poi ci si misura con le diverse correnti di pensiero su come e quando dare da mangiare, far dormire, intrattenere, calmare il pianto e tutto ciò che ci potrebbe essere di contorno. Aggiungo una nota che mi è stata ricordata anche su Instagram: ti diranno che lo/la stai viziando a prescindere. Comunque, che inizi da qui l’educazione?

Io quando è nata mia figlia l’ho voluta assecondare perché non conoscevo la sua lingua nonostante il libro citato sopra. Al pianto tiravo a indovinare, andavo per tentativi e poi quando azzeccavo la volta successiva provavo a rispondere allo stesso modo. Siamo così sopravvissute al periodo 0-6.

Quando si svezza

Dai 6 mesi all’anno abbiamo vissuto una nuova fase, soprattutto all’inizio e alla fine di questo periodo.
Primo cambiamento: il cibo.
Matilde non ha mai avuto orari precisi ma mi regolavo con delle fasce orarie. Non l’ho mai svegliata perché erano passate tre ore e non aveva ancora bevuto il latte per intenderci. Poi abbiamo iniziato ad introdurre i pasti e dato così una definizione meno generale all’arco della giornata. Ma non è finita qui, nell’assaggiare nuovi gusti, a volte si comportava come se le stessi proponendo veleno e ho iniziato ad innervosirmi anche io. A pensare che non poteva decidere tutto lei, anch’io volevo essere assecondata e forse ha iniziato a percepire qualche limite e certezza su temi caldi come orari, “prima mettiamo il bavaglino”, “prima assaggia e poi decidi se non ti piace”.

Su Instagram sono stata anche esposta a diversi Reels su vita e gestione di bimbi realizzati da osteopati, ostetriche che impartivano insegnamenti su come dire, fare, baciare e tra tutti l’argomento veramente sperimentato è stato: introdurre i rituali.
Ho scoperto che come mio marito, i bambini sono estremamente abitudinari, quindi ho impostato una scaletta per viverci la serata e la notte in totale serenità.

Recentemente mi è stato chiesto se avessi deciso di evitare di dire “no”.
Io: “In che senso?”
Molti genitori temono che dire un “no” possa rompere il legame con il proprio bambino.
Io: “Ma non scherziamo!”.
Forse ho saltato le pagine di Tracy che riguardavano l’argomento, io vieto senza paure. Anzi, utilizzo no categorici quando Matilde apre il cestino del bagno per tirare fuori ciò che c’è dentro, lo rafforzo anche spostandola fisicamente dal luogo del delitto e noto che continuo ad essere la sua persona preferita. Nella vita con lei che vorrei c’è che impari quali siano i limiti nel dire, nel fare e ci aggiungo anche nel baciare, pro futuro.

Quando cresce

Momenti difficili. Matilde ha quasi un anno e mezzo e dice no a tutto. Anche lei utilizza un rafforzativo ma invece di spostarmi ondeggia la mano col dito indice alzato. Da qualche parte ho letto che questo è il periodo in cui i bambini cercano attivamente di esplorare (e testare) i limiti ed è qui che la figura dell’adulto deve diventare guida, senza autoritarismo ma con fermezza e coerenza. Mi sarebbe tanto piaciuto dire: “Fammi vedere prima tu come fai!”
Non si può sempre assecondare, è ovvio. Il rischio non solo è di crescere una bambina viziata – che io non voglio – ma anche che impari a gestire le emozioni solo attraverso la soddisfazione immediata, sviluppando poca tolleranza alla frustrazione. Dall’altra parte non tutti i desideri sono capricci. Ci sono le giornate storte, personalmente in un anno le conto al pari delle vacanze estive delle elementari e mi tengo bassa, figuriamoci per un bambino che non sa esprimersi e che subisce le interpretazioni di un adulto. Può sembrare un “capriccio” e se invece fosse un bisogno non ancora espresso? Fame, stanchezza, voglia di attenzione, difficoltà a regolare le proprie emozioni. Inoltre, ho scoperto recentemente che Matilde dice “no” anche per dire sì, oppure non mi capisce e basta: “hai fatto la cacca?” Lei fa no con la testa. Io controllo – tanto per instaurare il rapporto di fiducia ho tempo – e l’aveva fatta.

Come distinguere un capriccio da un’esigenza?

La premessa era quella di essermi data delle regole. Osservo contesto e frequenza:

  • Capriccio = desiderio di un momento
  • Bisogno = desiderio più persistente e costante (es. il bambino cerca spesso il contatto o ha frequenti crisi di pianto serali).
  • I capricci scompaiono col tempo se vengono ignorati. I bisogni, se ignorati, si intensificano.

Una volta capito di cosa si tratta, mi comporto di conseguenza. Ammetto che dipenda molto anche da quella che è stata la mia giornata, non me la sento di professare l’ascolto empatico. La storia dell’essere poco autoritari si può perdere in determinate occasioni ma mi consolo pensando che esistano situazioni ben peggiori.


Nelle ultime settimane ho messo alla prova anche le mie capacità di osservazione e problem solving. New York con Matilde in un hotel che ci forniva due letti matrimoniali e nessuna culla mi ha portato a dormire con lei (prima volta). E una volta tornati a Torino, nonostante si addormentasse nel suo lettino ad un certo punto della notte voleva “Mamma” appiccicata. Dovevo ignorarla?
Subito dopo abbiamo fatto dei lavori a casa, scriverò anche di questo un giorno completati: abbiamo spostato i suoi giochi e per una settimana quando tornava dall’asilo doveva stare chiusa in una metà di casa per evitare polveri o di giocare con le macerie (un altro mio no categorico).

Il weekend siamo partiti per il mare con nonni e zia, altra casa, altro ambiente, altre persone.

Si è lamentata per giorni attraverso il pianto, il rifiuto del cibo, le urla, lo sdraiarsi a terra sbattendo i piedi ma io non me la sono sentita di definirla capricciosa. Aveva ragione.
In due settimane le abbiamo cambiato delle certezze senza poterla avvisare. Ho pensato fosse solo il momento per ristabilire l’ordine presenziando il più possibile. In fondo educare è un atto d’amore.

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About

Novella Ferrandino, nata a Torino nel 1991. Presa da un momento di profonda intraprendenza, alla fine del 2024 ha aperto enne.blog, un blog a metà tra un diario personale e un contenitore di esperienze. Dopo aver militato nel mondo delle agenzie creative e aver lavorato come copywriter e social media manager, dal 2025 Novella ha deciso di cambiare vita e diventare freelance. Vive a Torino con la sua famiglia così composta: marito, figlia numero 1, figlia numero 2.
Le piace viaggiare – banale – ma solo se ha la certezza che ci sia il bagno in camera, definendosi lungimirante. Le piace mangiare cose buone – banale 2 – ma solo se ne vale davvero la pena, perché ha un metabolismo lento e non vuole sprecare ore in palestra per un piatto cattivo. Recentemente è diventata madre ma ci tiene a precisare che non ha mai cambiato lo screensaver del telefono per mettere una foto delle bambine. Si sta barcamenando invece con gli aspetti di questo nuovo ruolo, cercando di tenere in equilibrio la sua identità di sempre con le responsabilità di oggi.

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