Due salette, luci soffuse, una carta che non cerca compromessi con la tradizione piemontese. Consorzio è uno di quei ristoranti che fanno parlare molto prima di sedersi a tavola.
Prima ancora di sedersi al tavolo, si percepisce che non è un posto qualsiasi. Non si chiama per prenotare: bisogna passare dal sito. E non basta selezionare data e ora. Serve anche inserire la carta di credito a garanzia della prenotazione, quasi fossimo davanti a un ristorante stellato. Un attimo di esitazione è inevitabile.
Ma ormai la decisione è presa, e insieme alla prenotazione cresce anche una certa curiosità e l’asticella delle aspettative.

Un ristorante piccolo, quasi nascosto
Una volta arrivati davanti al locale, Consorzio si rivela subito per quello che è: un posto raccolto.
Due salette, pochi coperti. L’atmosfera è elegante, fatta da pareti scure e luci soffuse . È il tipo di illuminazione che mi destabilizza: crea quella sensazione che amo di cena lenta, senza fretta ma ho bisogno di inclinare leggermente il piatto verso la luce per capire bene cosa si ha davanti. Non mi piace non vedere bene cosa sto mangiando.

Il momento più complicato: ordinare
Arriva il menu.
E qui succede qualcosa che non capita spesso: la scelta non è immediata. Perché io cascasse il mondo in un piemontese ordinerò sempre il vitello tonnato come antipasto, lo sanno tutti. Da Consorzio non c’è.
La carta non è povera, tutt’altro. Il punto è che la cucina di Consorzio guarda molto alla tradizione piemontese “più autentica”. Alcuni piatti richiamavano ingredienti molto identitari della cucina locale — interiora, cervella, trippa — che però non sono esattamente i miei piatti del cuore. Così la fase dell’ordinazione si trasforma in una breve meditazione culinaria.
Il piatto che cambia la serata

Alla fine la scelta si rivela quella giusta.
Il brasato è stato il piatto che ha rimesso tutto perfettamente in equilibrio. Carne morbidissima, quella consistenza che racconta ore di cottura lenta e paziente.
È uno di quei piatti che non hanno bisogno di interpretazioni creative o tecniche moderne: funzionano semplicemente perché sono fatti bene.
Cucina piemontese nella sua forma più rassicurante.
E poi la focaccia. Semplice, fragrante, quasi pericolosa: di quelle che continuano a tornare sul tavolo e spariscono senza che ci si renda conto.
Un ristorante che non cerca di piacere a tutti
Consorzio è uno di quei posti che arrivano accompagnati da aspettative molto alte. Prenotazioni online, reputazione consolidata. La realtà è forse un po’ meno costruita e molto più autentica.
Non è un ristorante spettacolare. Non è un posto che vuole stupire a tutti i costi.
È piuttosto un piccolo indirizzo torinese con una personalità precisa, che non cerca di semplificare la tradizione per renderla più facile. E questa scelta, inevitabilmente, può rendere il menu meno sicuro per qualcuno. Io tra questi e tutto il mio tavolo.
In conclusione
Consorzio non è un ristorante che si limita a piacere. È uno di quei posti che richiedono un minimo di sintonia con la loro idea di cucina.
Menu identitario, ambiente raccolto, atmosfera elegante. Non tutto è stato sublime ma l’esperienza resta interessante.
E alla fine si esce con una sensazione precisa: forse non è il ristorante più facile di Torino, ma sicuramente è uno di quelli con carattere.








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