“Non troverai mai il momento giusto”
Sono diventata madre due mesi fa. È successo tutto in un attimo, nonostante avessi avuto nove mesi per immaginare che qualcosa sarebbe cambiato. So che suona come un luogo comune scrivere “se non ti ci trovi non lo capisci” ma è davvero inimmaginabile comprendere come ti stravolga la vita avere un figlio.
Ancora oggi non mi sento calata nel ruolo ma una semplice baby-sitter di una lattante: “la guardo”. Ad ogni pianto passo in rassegna una lista dei 4 principali motivi per cui potrebbe piangere per trovare la soluzione adatta a consolarla il più velocemente possibile:
1 – Che ore sono? Ha fame?
2 – Sposto un lato del pannolino: deve essere cambiata?
3 – Ha la pancia dura? Ha mal di pancia: la metto sdraiata e inizio a farle dei massaggi specifici per liberarla dell’aria (vedi qualsiasi osteopata su Instagram).
4 – La prendo in braccio perché si è stufata e scopro che mi assomiglia più di quanto credevo.

Sullo sfondo di questa vita da neo genitore si inserisce – facendo a pugni – la mia vecchia vita da individuo, responsabile solo di ciò che riguardava direttamente la mia persona. La nostalgia che provo è legata puramente a quella condizione di leggerezza e per superarla mi ripeto – mentre guardo le stories dei miei amici in giro per eventi – “se non adesso, quando?”
Diventare genitore è sì una sfida, personalmente non nei confronti della propria prole, bensì di se stessi. Durante la gravidanza molte persone mi hanno confidato di non sentirsi pronte ad occuparsi di qualcun altro. Io non mi sono mai posta il problema: quando si è in ballo, bisogna ballare. Ma adesso che mi ritrovo a ballare nel bel mezzo della pista, capisco che la vera sfida è essere pronti ad occuparsi di sé, nonostante qualcun altro.
E sempre adesso so di trovarmi dalla parte più adatta per me, sveglia alle 4 del mattino come qualche anno fa ma per un’altra ragione.









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