La metamorfosi di madre

Pur essendo passati nove mesi non riesco ancora a capacitarmi di come il corpo sia in grado di produrne un altro, mini.

Non proprio senza accorgermene, ma devo ammettere che la fatica è un’altra, nella mia pancia si è formato un essere umano provvisto di organi funzionanti, unghie e capelli. È venuta al mondo passando per la mia vagina, davvero audace in questa occasione. E adesso tutto è cambiato, perché dal 1 dicembre 2023 di tendenza nel mio lessico c’è l’espressione “mi devo organizzare”.

Come ho già scritto in una riflessione precedente “finché non ce l’hai non ti rendi conto” e qui aggiungo che riprendere una sorta di contatto con la realtà diventa ciò che di più prezioso ci sia per il proprio benessere. Poi, scopri che la realtà che conoscevi fino a quel momento non è più la stessa, si subisce una metamorfosi, ci si trasforma in quell’animale sociale da cui hai sempre tentato di fuggire, una madre.

Devo dire che l’esperienza mi ha permesso di analizzare diversi fenomeni che fino a prima di avere una figlia erano per me, non solo di difficile comprensione, ma anche di cattivo gusto. Non sono riuscita a modificare di troppo l’opinione che ne avevo ma ad addolcirla sì. Questa metamorfosi infatti si è sviluppata attraverso un primo cambio di prospettiva, che mi ha portato ad una differente visione del mondo.

Ad esempio, quando chiedevo a una madre “Quanto ha?” del suo bambino, mi interrogavo sul perché le madri tendessero a rispondermi il numero di settimane fino ai 5 mesi e il numero dei mesi fino ai 2 anni del neonato. 

Diversamente da quanto vi potrete aspettare io sono rimasta fedele ai miei principi e se qualcuno chiede a me “Quanto ha?” rispondo direttamente con il numero dei mesi, in casi estremi aggiungo “e mezzo”. Devo però confessare che fino al primo mese e mezzo di Matilde ho voluto rispondere 6 settimane” per dare al mio interlocutore la percezione del poco tempo avuto per riprendermi e, insieme, ricordare a me stessa che erano già passate 6 settimane, come se oralmente potessi sbarrare le colonne.

Il mutamento avviene anche nello sguardo: “Ogni figlio è bello a mamma sua”. Quanto è vero. Perché dopo 4 ore e mezza di PartoPuraSofferenza – ovvio che mi hanno fatto l’epidurale ma non è vero che non senti niente – mi sono ritrovata con una neonata di una bellezza disarmante, al contrario degli altri neonati, tutti brutti. Fiera di ogni piccolissimo lineamento, ho scattato foto di lei in tutti i momenti per almeno due settimane.
Oggi riguardo quelle foto: era un mostro

Dopo lo sguardo, il subconscio viene riorganizzato e le cose importanti, come una parte dei propri obiettivi, si modificano.

La cacca diventa una questione fondamentale di ogni giornata. Sin dai primi giorni di vita, le ostetriche e le PUERICULTRICI venivano a interrogarmi su quando l’avesse fatta e come.
Così quando arrivava il fatidico momento del cambio pannolino e meticolosa pulizia della zona, davanti al fasciatoio mi sentivo come un artificiere in procinto di disinnescare una bomba. 

Trovare la cacca era sinonimo di missione compiuta, ovviamente da festeggiare con applausi, squilli di tromba e striscioni di tifo. Successivamente facevo partire i comunicati telefonici ai vari componenti della famiglia: “Sì sì tutto bene, dorme adesso, ha fatto la cacca però, son contenta!”. 

Finito il momento di elettrizzazione per la cacca – anche se ancora oggi mi regala grande soddisfazione – dai 6 mesi è iniziata la fase in cui gioisco quando finisce la pappa. Che poi è anche una nuova metrica personale con cui misuro la mia condotta genitoriale.
Matilde mangia? Sono una buona madre.
Matilde non mangia? Sono pessima, mi toglieranno la bambina e forse me la faranno vedere una volta al mese, nei giorni dispari, che siano anche numeri primi. Svilupperà un brutto rapporto con il cibo e non riuscirà mai ad apprezzarsi perché si sarà sentita abbandonata. 

La forza. Anche di spirito. Un’altra nuova risorsa acquisita. 

Inizialmente le ore di sonno della settimana si contavano sulle dita di una mano. L’ultima volta che ho dormito così poco ero in erasmus – che ve lo dico a fare – più di 10 anni fa’. 

È stato sorprendente scoprire di poter ripetere quei ritmi senza andare incontro alla morte, come pensavo. 

Con il passare dei giorni comunque si migliora.
Il tempo e l’allenamento nelle attività da svolgere ti aiutano a normalizzare il nuovo ruolo. Anzi ad esserne travolta perché adesso il sorriso che mi fa Matilde quando casualmente incrocia il mio sguardo è diventata la cura per tutti i miei mali. 

Una replica a “La metamorfosi di madre”

  1. Avatar Figli: opportunità o limite? Dipende da come li guardi – enne.blog

    […] accennavo tempo fa nel post “Metamorfosi di madre”, ho vissuto una trasformazione. Vero, come ogni cambiamento, ci sono momenti in cui sembrava meglio […]

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About

Novella Ferrandino, nata a Torino nel 1991. Presa da un momento di profonda intraprendenza, alla fine del 2024 ha aperto enne.blog, un blog a metà tra un diario personale e un contenitore di esperienze. Dopo aver militato nel mondo delle agenzie creative e aver lavorato come copywriter e social media manager, dal 2025 Novella ha deciso di cambiare vita e diventare freelance. Vive a Torino con la sua famiglia così composta: marito, figlia numero 1, figlia numero 2.
Le piace viaggiare – banale – ma solo se ha la certezza che ci sia il bagno in camera, definendosi lungimirante. Le piace mangiare cose buone – banale 2 – ma solo se ne vale davvero la pena, perché ha un metabolismo lento e non vuole sprecare ore in palestra per un piatto cattivo. Recentemente è diventata madre ma ci tiene a precisare che non ha mai cambiato lo screensaver del telefono per mettere una foto delle bambine. Si sta barcamenando invece con gli aspetti di questo nuovo ruolo, cercando di tenere in equilibrio la sua identità di sempre con le responsabilità di oggi.

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