Viaggi di nozze – PT. 2

Nuovo luogo, altra attesa ma almeno è l’ultima. Si torna a casa. Anche se non sono stati pochi i problemi nel salire sull’ultimo volo di ritorno. Quello prenotato è partito il giorno prima senza avvisare nessuno. Incazzati neri a quel punto abbiamo dovuto aspettare il termine del check-in di un altro volo per Parigi per venire ricollocati nei posti ancora casualmente liberi. Sono stati momenti delicati ma mio marito è in grado di fare un pressing mirato e insistente come nessuno mai, quindi scrivo in diretta da Gare de Lyon.

Ammetto che seppure sia stato un viaggio indimenticabile e ricco di esperienze – sarò onesta – è stato anche bello lungo. Al lusso ci si abitua in fretta, a fare un cazzo è indole ma non la nostra.

Il viaggio, rispetto alla prima parte, è proseguito in Argentina, a Bariloche dove le escursioni erano pigramente organizzate in bus. Ti portavano, scendevi, guardavi, risalivi sul mezzo e tornavi se funzionava. Perché vuoi che non capiti che il radiatore si rompa nel mezzo del nulla in direzione Monte Tronador?

Ma soprattutto, noi dopo giorni di trekking, per cui c’eravamo abituati a mangiare uova strapazzate al mattino per farci forza ci siamo solo ‘appanzati’ e rimasti con l’amaro in bocca. Amarezza che però abbiamo smorzato coi dolci, perché Bariloche is the new Alba: profumo di dolciumi e di cioccolato per la strada e numerose code per il gelato.

Curiosità: la paletta del gelato si poteva mangiare perché fatta della cialda del cono ma meno friabile per non farla rompere ad ogni cucchiaino, ergo ci stavamo lasciando i denti.

Ancora sorridenti, siamo partiti per Iguazú, dove le cascate sono una delle 7 meraviglie naturali del mondo e per le quali è stato dedicato l’intero soggiorno (a prima vista non mi sembrava ci fosse molto altro).

Di sotto, di sopra, dalle passerelle, dal lato argentino, da quello brasiliano. Credo di avere più di 100 foto e video di quel milione di litri d’acqua che cadono al secondo, altra curiosità eh, il dato è davvero un milione.
Comunque, primo giorno lato argentino: dietro una guida di una certa età che sospettavamo fosse ubriaca, o sottotono, abbiamo camminato su delle passerelle (costruzioni realizzate per farti passeggiare davanti al panorama e fermarti su dei mirador per scattare le foto) fino a farci portare ad una barca – per il ‘da sotto’ – la cui esperienza si può paragonare ai Tronchi di Gardaland, nel mondo reale. La cosa più divertente in assoluto! Ovviamente mentre stavamo cercando di respirare sommersi dagli schizzi della cascata hanno acceso la Go Pro, ma metterò qui solo un misero screenshot del pezzo bello.

Subito dopo ci siamo ricongiunti alla guida che continuava a contarci e non capire chi mancasse all’appello. Suggeriamo le 2 ragazze francesi. Torna in sé per qualche secondo, comprende a chi ci stiamo riferendo e decide di uscire dal pulmino per urlare il nome di una delle due, forte.

Non risponde nessuno a questo grido di aiuto ma il lieto fine c’è, perché le ritroviamo in attesa all’uscita del parco.

Secondo giorno lato Brasiliano: qui le passerelle erano nettamente migliori, ma parliamo del “Di sopra”: abbiamo fatto il giro sull’elicottero.

Eravamo Manu, io e il tassista di 25 anni che ci aveva portato fino lí. Una brava persona, di quelli con lo screenshot del figlio neonato sul telefono. Dopo avergli chiesto se ci fosse mai stato e sentirci dire “no per me è troppo caro” – presi dal senso di inadeguatezza – gli abbiamo regalato questa l’esperienza come in quel film “restituisci il favore” per cui si creava una catena stile Herba Life attraverso la quale ognuno aveva una buona azione da fare, creando un effetto domino positivo. Il nostro, credo, si sia fermato qui.

La conclusione di tutto questo tour ha avuto luogo a Santo Domingo. Dove siamo andati a fare quei 4 giorni di relax tipici di un viaggio di nozze e direi necessari per noi. Mar dei Caraibi, dove non esiste nuvola finché non ci atterro io. Entriamo nel taxi e inizio a chiedere quale stagione sia: inverno, ma quello domenicano ha una massima di 32 gradi. Chiacchiero un po’ col taxista su meteo e alte temperature e dopo aver chiesto se piovesse almeno delle volte – e la sua risposta negativa – si scatena un temporale che stupisce anche il guidatore.

Da quel giorno in poi è piovuto almeno un’ora al giorno. Mentre noi, non abbiamo parlato di divorzio nonostante i 20 giorni h24, che per me è un grande traguardo.

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About

Novella Ferrandino, nata a Torino nel 1991. Presa da un momento di profonda intraprendenza, alla fine del 2024 ha aperto enne.blog, un blog a metà tra un diario personale e un contenitore di esperienze. Dopo aver militato nel mondo delle agenzie creative e aver lavorato come copywriter e social media manager, dal 2025 Novella ha deciso di cambiare vita e diventare freelance. Vive a Torino con la sua famiglia così composta: marito, figlia numero 1, figlia numero 2.
Le piace viaggiare – banale – ma solo se ha la certezza che ci sia il bagno in camera, definendosi lungimirante. Le piace mangiare cose buone – banale 2 – ma solo se ne vale davvero la pena, perché ha un metabolismo lento e non vuole sprecare ore in palestra per un piatto cattivo. Recentemente è diventata madre ma ci tiene a precisare che non ha mai cambiato lo screensaver del telefono per mettere una foto delle bambine. Si sta barcamenando invece con gli aspetti di questo nuovo ruolo, cercando di tenere in equilibrio la sua identità di sempre con le responsabilità di oggi.

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