Il parto secondo me

Premessa

Questa è una storia travagliata ma con un lieto fine.

L’antefatto

La data presunta del parto era il 14 dicembre, perciò a fine novembre sono andata all’ultimo controllo dalla ginecologa. Incontri di grande agitazione, non solo per la salute di un essere che sta crescendo dentro di te e che non puoi monitorare, ma anche perché sarei dovuta salire sulla bilancia.
La questione peso poteva ricordare solo i fatti successi nel Periodo del Terrore.

Solo dopo essere rimasta incinta ho scoperto che era una leggenda la storia che potevi mangiare per due senza sensi di colpa. La mia gravidanza è stata una “Dieta” lunga 38 settimane.
Al mio ultimo controllo scopriamo un aumento di peso esagerato, manco mi fossi alimentata per 24 ore ininterrottamente.
“Hai iniziato a vedere delle lucette?” Mi chiede la Dottoressa
Io: “Sì, ho pensato che passare dal computer alla tv non mi avesse fatto bene…”

“EH NO! HAI LA PRESSIONE ALTA! Domani vieni in Pronto Soccorso che ti faccio fare degli ulteriori esami. Portati la borsa che a seconda dei risultati decideremo che fare. “

28 novembre 2023 in Pronto Soccorso al Sant’Anna

Avevo un massaggio di un’ora prenotato alle 10.30 del mattino, un sogno ad occhi aperti che poi si sarebbero chiusi come potrebbe capitare quando qualcuno di esperto vi massaggia per un’ora. Ero rimasta d’accordo che appena sveglia avrei mandato i numeri della mia pressione alla ginecologa e sono dovuta “correre” in Pronto Soccorso.
Niente massaggio. Questa è stata la mia prima rinuncia, dopo l’alcol, il sushi, il prosciutto crudo, il tiramisù, la pasta alla carbonara e la tartare di Fassona.
Dopo una mattina in Pronto Soccorso mi hanno ricoverato dicendomi che mi avrebbero indotto il parto.

Ore 18. La mia vagina non era più solo la mia come era sempre stato. Sono stata ricoverata nella parte di Clinica Universitaria: ogni visita veniva trattata come IL caso studio. Tutti nella stanza dovevano sentire con le proprie dita ciò che veniva loro spiegato: “Scusi, adesso entro” frase che lo rendeva ancora più disagevole.
Così si è dato inizio alla procedura di induzione del parto con uno “Scollamento”. Qualcosa che si potrebbe paragonare solo a una tortura cinese: MANUALMENTE cercano di dare una scossa al feto per incoraggiare la fuoriuscita.

29 novembre 2023, secondo piano, reparto C, Ospedale Sant’Anna

Alle ore 17 arriva una specializzanda che mi dice “Vieni con me, iniziamo l’induzione con le pastiglie”.
SPIEGONE: una pastiglia ogni 4 ore che dovrebbe indurti le contrazioni. Intanto vieni monitorata mezz’ora prima e mezz’ora dopo l’assunzione di questa pillola con un tracciato (elettrodi sulla pancia che monitorano il battito e le contrazioni del feto).
Questa induzione è servita solo a farmi perdere ore di sonno ma non l’ansia di partorire non appena deglutivo la mia pillola.

30 novembre 2023, secondo piano, reparto C, Ospedale Sant’Anna

Mio marito – Manu, da adesso per tutti – è venuto a trovarmi alle ore 20 con il telefono collegato a Sky Go per vederci X-factor insieme. Nonostante gli avessi girato lo screenshot lui non aveva considerato cosa sarebbe potuto succedere.
La Dottoressa mi chiama per un controllo, decide di farmi partorire.


La ginecologa: “Allora iniziamo! Cerco un’ostetrica disponibile”
Manu: “Cosa iniziamo?”
Io: “Manu vado in sala parto”
Manu: “Adesso? Ma io non ho ancora mangiato.”


In Sala Parto mi hanno bucato le acque alle ore 21.10.
Le contrazioni sono partite alle 21.15.

Alla prima contrazione dico “No ma se è così io non ce la faccio.”
Sì fa male, anzi malissimo. Non la pancia è la schiena – zona lombare – a venire presa a coltellate e in quel momento il mio pensiero fu: “Perché nessuno mi ha mai detto che mi avrebbe fatto male la schiena?”

Manu, appena arrivato dopo essersi mangiato una cacio e pepe: “Pensa che sei solo all’inizio!”.
Dopo un po’ mi hanno chiesto se volessi una borsa d’acqua calda per alleviare il dolore. Una cosa che non metto neanche quando mi viene il ciclo dalla delicatezza di un rimedio così antico. Borsa dell’acqua calda di cui si doveva occupare Manu che, in sala parto, mi sono accorta essere l’ultima persona che sarebbe dovuta entrare.
Io sofferente: lui con la borsa d’acqua calda che mi poggiava sulla schiena.
Il dolore era davvero insopportabile per cui gli ho chiesto di metterla e toglierla un paio di volte. Alla terza se ne esce con: “Novi deciditi, la vuoi o no?”

Le contrazioni sono state sopportate malamente per circa due ore, ma un’altra cosa che non racconta nessuna è che perdi la cognizione del tempo. Come quando ti diverti se si chiamasse sadismo.
Dopo queste due ore sono riuscita a guadagnarmi l’epidurale e i suoi miseri benefici, perché allevia ma non toglie. Come la Coca-Cola quando hai mal di testa. In realtà, il problema dell’epidurale è restare immobili mentre arrivano le contrazioni, ma la politica del Terrore ha funzionato anche in questa circostanza e la paura di rimanere paralizzata è stata più forte.

Poi ho iniziato a spingere.

Mi hanno messo in tutte le posizioni: di lato con una gamba alzata, in piedi piegata con il petto sul lettino, a quattro zampe sul lettino con il lato B – bello aperto – rivolto verso l’ostetrica. L’imbarazzo provato è stato smorzato solo dalla concentrazione che dovevo mantenere per “sfruttare la contrazione”, ma in alcuni momenti di lucidità chiedevo: “Mi sto facendo la cacca addosso? Ditemelo se mi sto cagando addosso!” Perché quando spingi quella è la sensazione.
Nel frattempo, una ragazza Rom aveva dato alla luce nella sala accanto l’ottavo figlio e fuori dalla finestra sono partiti i fuochi d’artificio. Volete sapere dov’era Manu? Attaccato alla finestra a fare il video ai fuochi.
Comunque dopo non pochi sforzi, ormai esausta, Matilde viene al mondo all’1.44 di notte. Finalmente è finita. Finalmente la conosciamo. Ostetrica, studentesse e infermiere lasciano la nuova Sacra Famiglia formatasi a contemplare la bellezza prodigiosa di quella mini bambina appena venuta al mondo e Manu interrompe il silenzio: “Madonna che fatica!”
Io: “Tuuuuuuuuuu?!”

Manu: “Eh non come te ma almeno tu avevi qualcosa da fare, io sono dovuto stare in piedi tutto questo tempo.”
È ancora vivo solo perché la vendetta va servita fredda.


2 risposte a “Il parto secondo me”

  1. Avatar Tutta la verità sul secondo parto – enne.blog

    […] la prima esperienza, questa è passata in sordina sotto numerosi aspetti. Ovviamente. Come diranno tutti e non […]

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  2. Avatar Cronaca (semi-seria) della scelta del nome della mia seconda figlia – enne.blog

    […] a lui, Manu, che al termine del primo parto (quello vero, con urla, sudore e sospiri), ha avuto il coraggio – o forse l’incoscienza – di […]

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About

Novella Ferrandino, nata a Torino nel 1991. Presa da un momento di profonda intraprendenza, alla fine del 2024 ha aperto enne.blog, un blog a metà tra un diario personale e un contenitore di esperienze. Dopo aver militato nel mondo delle agenzie creative e aver lavorato come copywriter e social media manager, dal 2025 Novella ha deciso di cambiare vita e diventare freelance. Vive a Torino con la sua famiglia così composta: marito, figlia numero 1, figlia numero 2.
Le piace viaggiare – banale – ma solo se ha la certezza che ci sia il bagno in camera, definendosi lungimirante. Le piace mangiare cose buone – banale 2 – ma solo se ne vale davvero la pena, perché ha un metabolismo lento e non vuole sprecare ore in palestra per un piatto cattivo. Recentemente è diventata madre ma ci tiene a precisare che non ha mai cambiato lo screensaver del telefono per mettere una foto delle bambine. Si sta barcamenando invece con gli aspetti di questo nuovo ruolo, cercando di tenere in equilibrio la sua identità di sempre con le responsabilità di oggi.

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