Tempo fa, credo coincidesse con la nascita del figlio di Aurora Ramazzotti – per dare riferimenti della mia alta bolla social – avevo letto sotto un post dell’influencer la caption “sono nati anche mamma e papà”. Banale sì, ma prima di quel momento io alla mia nascita di madre non ci avevo mai pensato. E oggi, questo grandissimo evento diventa un argomento da condividere.
Sono passati dodici mesi che da un lato mi sembrano 12 anni e dall’altro lato 12 giorni. Tutte le unità di misura tranne quella giusta.
La mia vita si è trasformata, diventando tutto quello che non era prima: un mix di dolcezza, di lacrime (sue e mie), di grande solitudine ma insieme di sola compagnia perché viaggiamo in coppia per la maggior parte del tempo. Ci sono stati momenti in cui ho scoperto la pazienza – vale tutt’ora – e altri in cui ho trovato la forza, anche fisica!
Spesso sui biglietti o gadget che si possono comprare per la festa della mamma è facile leggere parole come “eroina”, “super mamma”, “wonder mamma”, ecc.. Possono piacere, non sono qui per giudicare la creatività che vende, ma ho scoperto che i superpoteri si sviluppano per davvero. Vi dico i miei:
Potere “Dormiveglia”
Il sonno non è più quello di prima.
Ci siamo svegliate alle 2, alle 4, abbiamo visto l’alba tantissime volte dalla finestra della camera da letto, perché a quel languorino di latte non sapevamo resistere neppure nel sonno. Ci sono state volte in cui pensavo imitasse i tossicodipendenti che provavano a disintossicarsi dalla scena che faceva.

È dal giorno 1 che passo dal sonno profondo a “ok ci sono!” con gli occhi spalancati come se mi avessero lanciato una secchiata d’acqua in faccia e, con la stessa rapidità, spengo il cervello e torno a dormire. Prima era impossibile pensare di poter perdere e riprendere i sensi con tale velocità e invece, ora potrei recitare la parte di una persona affetta da narcolessia, sembrando autentica.
Potere “Udito da pipistrello“
Signori e signore, incredibile ma vero, non è solo il cervello a cambiare ma anche l’udito. Questo si affina in maniera selettiva, almeno a me. Sorda ero e sorda sono rimasta ma il verso, il pianto, il respiro di mia figlia lo distinguo e lo sento. Non solo da sveglia – oserei dire – perché quando perde il ciuccio nella notte, io lo sento.
In aggiunta, vorrei aprire una parentesi per le donne primipare di domani che mi stanno leggendo – perché da dove sono partita me lo ricordo bene – il pianto dei bambini è insopportabile ma quello di vostro figlio/a sarà accettabile. Non temete!
Potere “L’ho sempre fatto”

Forse il mio preferito perché mi permette di non avere quasi nessuna ansia nel maneggiare la mia bambina.
Io che non ho praticamente mai avuto a che fare con un neonato è come se avessi sempre cambiato pannolini, eseguito lavaggi nasali, cullato, fatto addormentare, cambiato i vestiti, infilato i body, montato un seggiolino in auto e imboccato la pappa. Che fossi stata una balia nella mia vita precedente?

Comunque, adesso che ho fatto un anno anch’io nel “club delle mamme” e ho ormai accettato di non poter ritirare l’iscrizione, avvenuta praticamente con il sangue, vorrei inserire qui una breve riflessione sull’assumere un ruolo così complesso da un giorno all’altro.
Siamo abituati a leggere, ascoltare, immaginare dell’impegno che richiede l’avere un figlio. Non fatelo, tanto è meschino come le persone che lo ripetono dall’alto del piedistallo quanto vero “se non ce l’avete non si immagina”.
Io personalmente sono inondata anche di Reel motivazionali i cui topic spaziano tra: accettare che non sarai mai perfetta; ti chiedi se stai facendo tutto sbagliato?; papà e mamma: nota le differenze di impegno quotidiano e così via. Anche qui, non voglio giudicare l’empatia che piace, seppur non condivida questo sentiment di frustrazione che evidentemente sembra essere obbligatorio da provare. Mia figlia mangia, fa la cacca, cresce e sorride: non potrei essere perfetta almeno per lei e viceversa?
Nel mio caso invece, il centro di tutta questa esperienza è stato vestire i panni di un ruolo a cui nessuno in realtà poteva prepararmi. Perdere una parte della mia individualità per far posto ad altre priorità in una sola notte. Mettersi in pausa perché subito dipende completamente da te, riassestarsi perché quello che eri non è svanito in una notte e poi ripresentarsi al mondo perché quello che hai lasciato indietro è andato avanti e anche tu sei diversa dopo questi mesi di stop.
Diventare madre è stata per me una Rivoluzione che ho vissuto giorno per giorno con gran fatica, perché preferisco sapere cosa mi aspetta, ma col passare dei mesi ho capito che questo viaggio sarà più incredibile di quanto immaginassi.









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