Weekend a Parigi con neonati: ci può stare

Infarinatura introduttiva.
Per il finto ponte dell’1 novembre – quest’anno cadeva di sabato – siamo andati a Parigi per il weekend. In realtà il mio caro marito sarebbe dovuto andare per i fatti suoi a vedere non so quale match incredibile di tennis ma io, insieme alle bambine (1 anno e 11 mesi e 3 mesi e mezzo di vita) ci siamo aggiunte dando voce ai miei poco remoti pensieri base, tipo: “col cavolo che vai a Parigi a vedere il tennis e io me ne devo stare a Torino”.

Chiarito il sentiment, procedo per aree tematiche.

TRAGITTI
Siamo andati con il TGV da Torino Porta Susa: comodissimo, pulitissimo, puntualissimo (all’andata). Il ritorno ovviamente più sfortunato perché ci hanno fatto scambiare di treno a Modane con quello del binario accanto, dovendo mantenere la stessa carrozza e posto. A proposito, ci avevano riservato una zona privet con bagno e fasciatoio accanto. Non volevo scrivere “TOP!” perché non amo digitare onomatopee, versi o espressioni gergali ma non saprei come altro esprimere il mio entusiasmo quando vedo l’icona di un fasciatoio a disposizione.

A Parigi, abbiamo girato principalmente in metro utilizzando un abbonamento giornaliero da 12€ a testa.

La metro funziona bene, ma non benissimo per le famiglie che si muovono con un passeggino perché non tutte le stazioni sono dotate di ascensori o scale mobili. Siamo comunque riusciti ad alternare le nostre imprecazioni ad attimi di profonda meraviglia per la gentilezza di alcuni passanti, che ci aiutavano a sollevare i passeggini per le scale.

ALLOGGIO
Essendo in quattro, cercavamo una sistemazione che offrisse la possibilità di cucinare ma appartamenti con tutti i miei desiderata non li ho trovati. Nonostante tutto, tra le numerose proposte di Booking.com sono riuscita a pescare il Residence Le Belleville, in una zona discreta in cui almeno c’era una delle linee principali della metro, supermercati aperti fino alle 22, panetterie/pasticcerie in cui fare colazione e una farmacia.
Se dovessi recensirlo non darei 10 alla posizione ma alla fine ci siamo stati bene. Il bilocale era ben arredato, ci hanno portato una culla come da richiesta, la camera era abbastanza grande da starci tutti e quattro senza avere la sensazione di essere in una cuccetta di un treno.

Tutto bene, a parte i sensori antifumo – secondo me – troppo sensibili.

Qui è quando ho cucinato gli hamburger e ho fatto suonare l’allarme antincendio in tutto il palazzo. Manu per la vergogna non è voluto evacuare, neanche io ho abbandonato la nave e ho provato a stemperare la situazione facendo finta di niente e continuando a mangiare.

Poi sono entrati i pompieri nel nostro mini appartamento, mentre io ero seduta a tavola come da copione. “Facciamo gli gnorry” ma ammetto di essermi vergognata ancora di più per questa strategia. Comunque, gli ho fatto vedere i miei hamburger ben cotti e se ne sono andati via.

TOUR DE FORCE
Dunque, a Parigi ci sono giusto quelle cento cose da vedere, infatti non era la prima volta che ci andavamo. I nostri giri si rifacevano un po’ alla locuzione “perdetevi fra le viuzze”.

E i musei? Questa volta abbiamo fatto una capatina al Musée d’Orsay la prima mattina di pioggia. Grazie ai passeggini abbiamo cavalcato una corsia preferenziale e siamo entrati direttamente. I biglietti all’ingresso sono costati 14€ a testa per noi due adulti e ci siamo immersi nell’impressionismo e postimpressionismo di Manet, Monet, Renoir, Van Gogh e Degas per citarne alcuni.

MANGIARE
Le opzioni dolciarie sono innumerevoli. A ogni angolo della città ci sono pasticcerie, boulangerie, negozi di macaron, stand di crepes e anche kebabbari che fanno le crepes. I golosi non avranno problemi.

Con Matilde però la ricerca di posti che offrissero qualcosa di diverso era dovuto. Il primo giorno abbiamo pranzato nel ristorante interno del Musée d’Orsay, avendo fatto tardi per metterci a cercare un posto lì fuori dove procurarci da mangiare in tempi brevi. Dall’atmosfera un po’ LEGAMI, tipica di tutti i bookshop del mondo, ma a prezzi accessibili contrariamente a quanto vi potreste aspettare e un ottimo servizio. Il menu bambini a 12€ consisteva in una scelta tra un piatto di pasta al pomodoro o una sorta di sformato, purea di mela o gelato, bibita o acqua.

Un altro posto che mi sento di consigliare è ORIGINI, pescato perché ne ho letto bene su Tripadvisor e non lontano dal nostro mini appartamento. Si mangia italiano, non ho sentito nessuna influenza francese, al massimo siciliana riconoscendo familiarità nell’accento del personale di sala. Servizio premuroso, abbondanza di porzioni e atmosfera gradevole fatta di luci soffuse, legno e acciaio. Matilde si è goduta le orecchiette burro e parmigiano aprendo la bocca come un coccodrillo.

Spero di aver prodotto qualche spunto utile. In ogni caso, con figli si può andare. Buon viaggio!

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About

Novella Ferrandino, nata a Torino nel 1991. Presa da un momento di profonda intraprendenza, alla fine del 2024 ha aperto enne.blog, un blog a metà tra un diario personale e un contenitore di esperienze. Dopo aver militato nel mondo delle agenzie creative e aver lavorato come copywriter e social media manager, dal 2025 Novella ha deciso di cambiare vita e diventare freelance. Vive a Torino con la sua famiglia così composta: marito, figlia numero 1, figlia numero 2.
Le piace viaggiare – banale – ma solo se ha la certezza che ci sia il bagno in camera, definendosi lungimirante. Le piace mangiare cose buone – banale 2 – ma solo se ne vale davvero la pena, perché ha un metabolismo lento e non vuole sprecare ore in palestra per un piatto cattivo. Recentemente è diventata madre ma ci tiene a precisare che non ha mai cambiato lo screensaver del telefono per mettere una foto delle bambine. Si sta barcamenando invece con gli aspetti di questo nuovo ruolo, cercando di tenere in equilibrio la sua identità di sempre con le responsabilità di oggi.

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