Guida alla scelta della materna definitiva

Benvenuti signori e signore nel magico mondo della scelta delle scuole. L’esperienza è paragonabile a quella di diventare genitore: cappottata in una situazione completamente differente da quello che si è sempre conosciuto, investita di grandi responsabilità che possono salvare e cambiare la vita di una persona. Nascerà da qui il modo di dire che viene ripreso in ogni festa della mamma o del papà per cui i genitori sono paragonati a supereoi? Infatti il potere da genitore è quello di rendere il mondo migliore crescendo nuove creature basicamente educate, ricche di buone intenzioni e giusti mezzi per compierle. Ed è proprio qui, nei giusti mezzi che si inserisce la scelta della scuola. Da quali parametri mi sono fatta guidare? Io che non avevo mai scelto una scuola per qualcun altro.

Innanzitutto è bene specificare che la mia scelta si riferisce alla scuola materna, anche detta dell’infanzia, per bambini dai 3 ai 5 anni. Quali pretese si possono avere per quell’età?

Imparare le lingue? Sporcarsi di fango? Toccarsi il naso con la punta della lingua? Diventare prossimi campioni mondiali di ballo latino americano? Ecco le mie:

  1. La comodità con un punto fermo: casa o ufficio.
    Essenziale. Chi porta? Chi va a prendere? E se ci dovesse essere un’emergenza? Il tragitto deve essere pratico a tutti. Genitori, nonni, persone incaricate di riportare mia figlia a casa.
  2. Un “fuori” per giocare.
    Dopo aver stretto il campo a tutte le scuole materne delle vicinanze (4), la mia seconda richiesta standard – io tra quelle che vorrebbe giocasse col fango – era che la struttura avesse uno spazio gioco fuori. Per la materna mi sembrava un punto chiave.

    Fortuna vuole che tutte le scuole dell’infanzia che rispondono al mio primo parametro abbiano anche il secondo (4), chi più curato, chi un po’ di meno, evidentemente non sono l’unica a pensarlo fondamentale.
  3. Impatto con le maestre e la struttura.
    Ho portato Matilde (il soggetto beneficiario di questa esperienza) agli open day di tutte queste scuole, perché dal momento che ci sarebbe andata lei, volevo vedere come si approcciava a degli spazi nuovi. E come di conseguenza una maestra si sarebbe relazionata con lei e con i genitori in generale.
    Qui ne ho eliminata una e ne sono rimaste 3.

    I bambini non erano ben voluti agli open day – apertamente dichiarato una volta arrivati. Le maestre si sono mostrate un po’ scocciate dalla situazione, inoltre una di loro non sapeva ancora se sarebbe stata riconfermata per l’anno successivo. Non era colpa di nessuno ma poi chi avremmo visto al suo posto?
  4. Come sono composte le classi?
    Classi miste o divise per fasce di età? Era un punto al quale tenevo molto. Visto che i bambini si comportano tanto per imitazione (pro e contro) il fatto che mia figlia stesse con bambini più grandi che sapessero già fare delle cose mi rasserenava. Idem al contrario, l’insegnamento a qualcuno di più piccolo spero possa insegnarle la pazienza e perfezioni la sua “tecnica”. Tutte e 3 adottavano questa impostazione.

    Ma soprattutto, DI FONDAMENTALE IMPORTANZA, QUANTI BAMBINI DEVE GUARDARE UNA SOLA MAESTRA? 15, 20, 25, 28. Per quante ore ci sono due maestre in compresenza? Una volta in cui, da sola, mi sono distratta sono finita a staccare pezzi di pongo dal palato della più piccola e raccogliere palle di cartaigienica dal water.
  5. Cosa fanno durante la giornata?
    Che fate tutto il giorno con questi bambini? I veri superpoteri li hanno le maestre, io finisco il weekend che sono distrutta dopo giardini, bici, agrigelateria, andiamo a vedere gli animali, torniamo sull’altalena, adesso un po’ di scivolo, pranzo dai nonni e sali sul pony, braaaaavaaaaaa!
    La risposta è che passano il tempo. Qui ne ho eliminata un’altra. Nessuna attività da segnalare.

La mia lista definitiva


Ne sono rimaste due in ballo.
Una scuola statale di metodo montessoriano. Per chi non lo conoscesse, le maestre insegnano ai bambini a fare da soli. Utilizzano materiali presenti nella vita quotidiana, strumenti che si usano tutti i giorni. Tutto nella struttura è a misura di bambino. Ci è stato mostrato come i bambini imparano a sbucciare e tagliare la frutta per la merenda, ad apparecchiare, a lavare i piatti di ceramica, a contare, a capire la differenza tra pari e dispari e ad imparare facendo esperienza con quello che li circondava. A diventare futuri gestori di locali in pratica. E poi abbiamo saputo che in ogni classe erano presenti dei bambini con delle fragilità e una maestra a loro dedicata.
L’altra scuola in graduatoria è paritaria. Piena di servizi. Ogni giorno un’attività extra fuori dalla struttura: laboratorio di ceramica, danza, judo, nuoto, basket, inglese…Un orario agevole grazie alla possibilità di pre e post scuola. Laboratori di cucina, una biblioteca, una palestra, un dormitorio. Tutto.
Quale mettere come prima scelta?

Dopo un’accurata riflessione ho dovuto mettere insieme i pezzi per avere una risposta. Ho dovuto mettere al primo posto il carattere di Matilde, la sua determinazione a fare le cose da sola, a quanto la facesse contenta riuscire. La sua indipendenza e autonomia ricercata. Poi ho aggiunto il mio desiderio di crescere una brava persona, consapevole che ci siano delle differenze nel mondo ma che da questo se ne possano ricavare situazioni preziose.

Inviare la domanda

Musthave

Spid

Buona connessione

Documenti che confermino le tue risposte

Non è difficile ma il livello di attenzione che ho tenuto nella lettura su come procedere era pari a quello dei quiz per la patente. È andata. È stata ammessa.

Spero le piaccia!

Lascia un commento

About

Novella Ferrandino, nata a Torino nel 1991. Presa da un momento di profonda intraprendenza, alla fine del 2024 ha aperto Enneblog. Un blog che non consiglia. Racconta. Non indica cosa fare, ma condivide come è stato.
Dopo aver militato nel mondo delle agenzie creative e aver lavorato come copywriter e social media manager, dal 2025 Novella ha deciso di cambiare vita e diventare freelance. Vive a Torino con la sua famiglia così composta: marito, figlia numero 1, figlia numero 2.
Le piace viaggiare – banale – ma solo se ha la certezza che ci sia il bagno in camera, definendosi lungimirante. Le piace mangiare cose buone – banale 2 – ma solo se ne vale davvero la pena, perché ha un metabolismo lento e non vuole sprecare ore in palestra per un piatto cattivo. Recentemente è diventata madre ma ci tiene a precisare che non ha mai cambiato lo screensaver del telefono per mettere una foto delle bambine. Si sta barcamenando invece con gli aspetti di questo nuovo ruolo, cercando di tenere in equilibrio la sua identità di sempre con le responsabilità di oggi.

Dove trovarmi