Il mio ponte del primo Maggio si è allungato di una settimana. Prima tappa Madrid.

Adesso muovendoci in 4 – altri prezzi – ne avrei fatto a meno…e invece eccoci lì. Io con due figlie, un passeggino e la consapevolezza che certe città non smettono mai davvero di appartenerci. Cambia il modo in cui le attraversiamo.

Nel 2013 Madrid era la città delle notti infinite, delle lezioni saltate “solo per questa volta”, degli spaghetti mangiati alle sei del mattino appena ritornati a casa. Oggi è la città dove guardo se c’è l’ascensore nella metro e dove mi emoziona il fatto che in qualunque quartiere trovi un parco giochi decente, una farmacia aperta e qualcuno disposto ad aiutarti a trascinare un passeggino su un marciapiede impossibile.
E forse è proprio questo il bello: Madrid non è una città che appartiene solo ai ventenni in Erasmus. È una città che riesce a restarti accanto anche quando la tua vita cambia completamente forma.
Se avete uno scalo lungo, un weekend o anche solo 24 ore, Madrid si lascia vivere bene. Senza ansia. Senza l’ossessione di “dover vedere tutto”. È una città che funziona mentre la vivi.
Ecco quindi il mio mini itinerario emotivo-pratico-testato con neonati incorporati.
Partiamo dalla colazione.
Non fate gli eroi. A Madrid si mangia tardi, sempre. Se non avete la colazione inclusa in hotel iniziate con calma e ordinate churros con chocolate. Sì, anche a maggio. Le regole spagnole funzionano così: la cioccolata deve essere talmente densa da poterci intonacare una parete e voi dovete fingere che sia perfettamente normale mangiarla alle nove del mattino. In alternativa cafe con léche y pan con tomate è la scelta per gli amanti delle colazioni salate.
Poi camminate. Madrid si scopre bene a piedi perché i quartieri cambiano faccia nel giro di poche strade.
Malasaña resta il quartiere che assomiglia di più a quell’età in cui ti senti convinto che la tua vita sarà incredibile. Vintage, cafè ovunque, gente seduta per terra a bere birre come se il giorno dopo non esistesse. Solo che oggi, guardandolo da adulta, ci vedo anche altro: creatività, possibilità, persone che stanno ancora provando a costruirsi una vita alternativa senza chiedere permesso.
Chueca invece è probabilmente uno dei quartieri più vivi e inclusivi d’Europa. Ed è incredibile come Madrid riesca a essere moderna senza fare la moderna “per forza”. È naturale. Fluida. Nessuno sembra avere il bisogno costante di dimostrare qualcosa. E forse anche per questo ci si sente così leggeri lì.
Se avete bambini:
• il Parque del Retiro è una benedizione divina.
Letteralmente il posto in cui recuperare energie, far correre i figli e sentirsi per cinque minuti una persona equilibrata.
Quando vivevo a Madrid ci andavo a prendere il sole qualche volta.
• Il Palacio de Cristal continua a sembrare uscito da un film. E la cosa incredibile è che Madrid riesce ad avere questi angoli elegantissimi senza diventare mai rigida o snob.
• Se avete tempo, il Museo del Prado merita anche solo un’ora. Non per fare quelli colti a tutti i costi, ma perché in Spagna l’arte sembra ancora una cosa viva, accessibile, non qualcosa davanti a cui sentirsi in difetto se non capisci tutto. Nel nostro caso non c’erano più biglietti disponibili quindi, fateli prima se conoscete le vostre intenzioni.
E poi c’è il cibo.


Madrid è il posto dove puoi mangiare benissimo praticamente a ogni ora del giorno e della notte. Dai bocadillos ignoranti ai ristoranti elegantissimi. Dai mercati gourmet tipo Mercado de San Miguel — oggi super turistico ma comunque bellissimo — fino alle tortilla servite nei bar minuscoli con i prosciutti appesi sopra la testa.
Una cosa che amo di Madrid è che non ti fa mai sentire “fuori posto”.
Puoi essere una studentessa squattrinata, una manager in carriera, una famiglia con bambini urlanti, una coppia in crisi o una persona che sta ricominciando tutto da zero: Madrid in qualche modo ti lascia spazio.
E credo sia questo il motivo per cui ci tornerei a vivere ancora oggi.
Non è perfetta — nessuna città lo è — ma ha un’energia concreta. Ti fa credere che una vita diversa sia possibile senza venderti la finta estetica della “slowlife” che ormai trovi ovunque sui social. Madrid è viva davvero. Lavora tanto, esce tanto, ride tanto.
E mentre tornavo in hotel con una figlia addormentata in braccio e l’altra che chiedeva altre patatine fritte, ho pensato a quella ragazza del 2013 che beveva Don Simon al Templo de Debod convinta di avere tutto il tempo del mondo.

In parte aveva ragione.
Perché certe città ti aspettano.
E quando ci torni non ti chiedono conto di quanto sei cambiata. Ti fanno solo spazio per la tua nuova versione.








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