La prima volta che diventi madre succede una cosa precisa: esplodi. Non solo di pancia. Cambia tutto. Le certezze, il tempo, il sonno, le priorità, il concetto stesso di “prima faccio una doccia e poi esco”, persino l’udito. Ma soprattutto cambia l’idea che avevi di te stessa.
La seconda volta, invece, è peggio. Succede il contrario: implodi. In silenzio. Perché si hanno più conoscenze, più consapevolezze, hai già un’esperienza e proprio per questo si ha ancora più paura. Del citomegalovirus, di come andrà il post partum, di come si comporterà la primogenita nel mio caso, di come si rimodificheranno gli equilibri di quel trio ormai ben rodato.

La prima volta hai paura di tutto. La seconda hai paura di te stessa.
La prima volta si ha la paura di non essere capace. Di non saper fare: cambiare il pannolino, prendere in braccio, sostenere la testa, coprire/scoprire nella maniera giusta.
Di non essere abbastanza.
La seconda volta c’è qualcos’altro con cui fare i conti, una paura scomoda anche da ammettere. Non amare allo stesso modo. “Avere una preferita”. Non è una cosa di cui ho mai parlato volentieri, non solo per vergogna ma perché la bimba nella mia pancia non meritava un simile sentimento. Lo pensavo quando guardavo Matilde, sapendo bene quanto posto nel cuore avesse occupato, tutto quello che mi rimaneva. E allora mi chiedevo come farò a fare dello spazio per chi arriverà?
Il cuore non si divide. Si espande.
Nessuno sa spiegare come succede. Non c’è un momento preciso. Non c’è un clic come accendere la luce. È più come aprire una porta che non sapevi di avere dentro. All’improvviso – ma può non succedere nel momento stesso in cui vi vedete per la prima volta – ami due persone con la stessa intensità assoluta ma in modo completamente diverso. E capisci che l’amore non è una torta. Non finisce. Non si consuma. Non si distribuisce in parti uguali. Si moltiplica. E tu diventi qualcosa di nuovo, ancora una volta.


Non diventa più facile. Diventi più onesta.
La seconda maternità non è più facile. È solo meno romantica. Non hai più illusioni. Sai che sarai stanca, che perderai pezzi, che ci saranno giorni in cui ti sentirai inadeguata in modo creativo. Ma sai anche che sopravviverai perché lo hai già fatto.
Hai già attraversato la versione peggiore di te stessa e sei rimasta. Non intatta. Ma presente. E questa è la tua nuova forza: la resistenza.

Il caos non ti spaventa. Il silenzio sì.
Prima il silenzio era qualcosa di gradevole, adesso lo temo. Il silenzio significa che qualcuno sta facendo qualcosa che non dovrebbe fare: strappare i fogli della cartigienica e buttarli nel water, appiccicare gli stickers sulle pareti del bagno, disegnare con le matite sulla mini scrivania o sedia della cameretta, rovesciare tutti i cotton fioc, mangiare la carta delle stelle filanti, ad esempio. O peggio, che non riesce a emettere suoni. Il caos, invece, è familiare. È una nuova musica di sottofondo, non cerco più di controllarlo, ci vivo dentro. Come la quarta ora al kappa.
Non sei più la persona di prima. E questa è la parte più difficile da accettare.
La verità più scomoda non è che diventi madre due volte. È che diventi una persona nuova due volte. E nessuno parla abbastanza del lutto silenzioso per la persona che eri prima, anche prima di essere madre la prima volta. Non perché la tua vita sia peggiore – bisogna fare molta attenzione alle parole da utilizzare – È SEMPLICEMENTE DIVERSA. Ma tu stessa sei diversa perché hai meno tempo in generale e un’energia da dover dedicare ad altro, meno versioni di te disponibili. Ma hai anche meno paura di essere reale. Hai smesso di fingere di avere tutto sotto controllo e hai iniziato a vivere davvero dentro la tua vita, invece che osservarla da fuori.
La seconda volta non diventi solo madre di un altro figlio. Diventi madre di una nuova versione di te.
Questa è la verità che secondo me non viene fuori da nessuna parte. La seconda maternità non è una replica. È una riscrittura. Non torni all’inizio. Vai più a fondo. E scopri che il tuo cuore non aveva limiti. Aveva solo bisogno di essere messo alla prova. Ancora una volta.
Questa parte finale la dedico a tutte quelle persone che durante la mia seconda gravidanza, quando mi incontravano dicevano “Massì tanto l’hai già fatto!” – Massì il cazzo – La mia seconda bambina ha un carattere diverso dalla prima, ha gusti e preferenze diverse con le quali io prima non avevo ancora avuto a che fare. Il mio spirito di adattamento si è superato giorno per giorno nell’interagire con una bimba che – il giorno in cui ha compiuto due anni – si è trasformata nel Dottor Jeckill e Mister Hyde. Alternando sorrisi, coccole e baci a scenate di profondo strazio, collera e pianti inesauribili anche in mezzo alla strada. Momenti in cui avrei voluto avere un badge attaccato al collo che indicasse fossi la madre e non una rapitrice di bambini. Mentre l’altra neonata, spesso presente durante i tragici atti interpretati dalla sorella, dopo qualche minuto di riflessione sceglie l’imitazione seppur con meno pathos ancora limitata dal passeggino. Capito?
Spero di non averti spaventato, se sei all’inizio di questo viaggio sappi che la paura non è un segnale che qualcosa non va. È un segnale che qualcosa di enorme sta per succedere.








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