“Non so cosa sperare”

Premessa

Non mi reputo una persona ipocondriaca, solo un po’ sfortunata. Di solito, quando potrebbe capitare ma è raro, mi succede. Vedete la Mani, Bocca, Piedi agli adulti o simili. Ecco che ho deciso di andare dal medico per fare un controllo, perché “io preferisco sapere”.

L’antefatto

Qualche settimana prima di questo controllo sono stata travolta da diverse storie di ragazze – cito mia madre: più o meno della tua età – che sono entrate in pre menopausa. Eccomi ad analizzare la storia del ciclo mestruale nel mio albero genealogico per capire rispetto a collegamenti diretti, o alternando una generazione sì e una no, quale sarebbe potuto essere il mio futuro. Resto incerta, neanche le foglie di tè nella tazza erano riuscite ad aiutarmi, quindi sono andata dalla ginecologa con una unica domanda: sarò vittima della pre menopausa?

La visita

La mia Dottoressa sembra sempre molto divertita quando entro nel suo studio. Mi fa domande di routine, prima fra tutte “Come mai le è venuto questo dubbio?” Io le racconto la mia storia di grandi incertezze, di quelle più o meno della mia età, del mio albero genealogico, delle foglie di tè, ci mancavano solo dei tarocchi. Ovviamente con calendario del telefono e date di cicli alla mano – tutto sempre regolare – scettica si decide a visitarmi, pur credendo che non ci sarebbe stato nulla da vedere.

Mi tolgo le mutande, mi stendo sul lettino, prepara gli strumenti e dice: “Metto a monitor”. Silenzio.

La Dottoressa fa una faccia strana, silenzio, sembra perplessa.
Ecco lo sapevo, pensavo: dovrà trovare il modo di darmi ragione dopo tanto scetticismo. Ormai ero certa che mi sarei unita a quelle ragazze più o meno della mia età a cui era capitato di andare in pre menopausa, dispiaciuta che mia figlia non avrebbe avuto un fratello o una sorella come avevo sempre desiderato. Infine, decido di mettere fine a questo silenzio assordante: “Dottoressa, mi dica!”

D: “Non so. È una situazione molto strana quella che vedo. Questa potrebbe essere una camera, oppure un polipo grande quanto l’utero”.

Io: “Detta così non so neanche cosa sperare!”

D: “Io spero per lei che sia una camera. Si faccia un altro test di gravidanza”

Io: “Come?”
Nel panico decido di fare il test nel bagno dello studio della Dottoressa, quale posto migliore in cui indagare? Quello per Matilde l’avevo fatto nel bagno di una trattoria a Roma, quindi dalla ginecologa, per me, era davvero il posto perfetto.
Faccio pipì e aspetto in solitudine.
Non so cosa sperare. Pochi minuti, sembrano un’eternità, solo nei film il tempo ha una durata umana.
Penso a cosa succederebbe se rimanessi nuovamente incinta adesso, a cosa dovrei affrontare. Il lavoro, la primogenita, la stanza in più a casa che non abbiamo. E al contrario, se fosse un polipo? Che schifo, sarà mica come un polipo vero nell’utero? Cosa mi succederà? Mi opereranno? Mi toglieranno l’utero o solo il polipo? È un tumore? Dovrò fare la chemio? Perderò i capelli di nuovo? E come farà Matildina senza di me?

Niente polipo. La camera non ce l’abbiamo a casa ma nel mio ventre.


Esco dal bagno dello studio un po’ triste, un po’ sollevata ma appesantita insieme: “Dottoressa, è una cameretta”. Mi abbraccia felice. Io mai stata così rigida con una persona che mi abbracciava, ma fino a quel momento avevamo solo la confidenza che lei mi guardava le parti intime senza dover giudicare al primo sguardo.

Le nuove paure

Se la prima gravidanza è un viaggio nell’ignoto, la seconda è un percorso in cui alcuni aspetti sono già familiari ma le preoccupazioni assumono sfumature diverse:

  1. La gestione di Matilde
    Si sentirà sostituita? Soffrirà? Una delle mie principali paure riguarda l’equilibrio familiare. Sono convinta che un giorno sarà felice di giocare in compagnia e fare la maestrina, ma fino a quel giorno? Riuscirò a dividermi perfettamente a metà?
  2. Amore del cuore
    Impossibile quantificare l’amore che nutro nei confronti di Matilde, non sapevo neanche dell’esistenza di un sentimento così forte, capace di farti fare quella cosa in più e mai in meno. Anche se non si ha voglia, anche quando si è stanchi, anche quando… c’è sempre un comunque. Io non lo sapevo cosa si provava e adesso che lo so, riuscirò a trasmettere abbastanza amore a due?
  3. L’organizzazione pratica
    Bisogna riorganizzare la casa, la vita lavorativa e ridefinire la quotidianità. È come fare un trasloco della propria routine.

Le consapevolezze che aiutano

Se da un lato le paure cambiano, dall’altro la seconda gravidanza porta con sé una maggiore consapevolezza e fiducia nelle proprie capacità: la vita ti cambia da 0 a 1 figlio, non da 1 a 2 (nuovo mantra personale). Inoltre, se fosse così problematico saremmo tutti figli unici e non mi sembra sia questo il caso, pur tenendo conto del bassissimo tasso di natalità odierno.

Tranquilli ci penso io per tutti.

Almeno oggi so già come si cambiano i pannolini, come vestire il neonato per uscire, per stare a casa, per dormire. Quando dare la Tachipirina e quando chiamare la pediatra. Devo ammettere che ancora oggi mi stia ripulendo dal senso di colpa di non aver gioito appena saputo, ma si dice che ogni gravidanza sia unica. Questa porta con sé la meraviglia di veder crescere la propria famiglia e nonostante le nuove paure con un po’ di organizzazione sono sicura che questa avventura sarà speciale e indimenticabile.

Mi appello alle madri di figli secondi ravvicinati: ditemi la verità, come si fa?

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About

Novella Ferrandino, nata a Torino nel 1991. Presa da un momento di profonda intraprendenza, alla fine del 2024 ha aperto enne.blog, un blog a metà tra un diario personale e un contenitore di esperienze. Dopo aver militato nel mondo delle agenzie creative e aver lavorato come copywriter e social media manager, dal 2025 Novella ha deciso di cambiare vita e diventare freelance. Vive a Torino con la sua famiglia così composta: marito, figlia numero 1, figlia numero 2.
Le piace viaggiare – banale – ma solo se ha la certezza che ci sia il bagno in camera, definendosi lungimirante. Le piace mangiare cose buone – banale 2 – ma solo se ne vale davvero la pena, perché ha un metabolismo lento e non vuole sprecare ore in palestra per un piatto cattivo. Recentemente è diventata madre ma ci tiene a precisare che non ha mai cambiato lo screensaver del telefono per mettere una foto delle bambine. Si sta barcamenando invece con gli aspetti di questo nuovo ruolo, cercando di tenere in equilibrio la sua identità di sempre con le responsabilità di oggi.

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