La mia pausa pranzo Netflix

Questa volta voglio strafare!
Porto qui, davanti a questo caldo pubblico di lettori e lettrici che ho conquistato articolo dopo articolo con il mio savoir faire da copywriter dietro a un Mac del 2020 che sta perdendo la voglia di vivere non una, non due ma ben 4 brevissimi riassunti di serie Netflix + 1 confessione.
Il karma ha deciso di punirmi facendomi vivere ciò che ho sempre criticato: chi in pausa pranzo si metteva le cuffie e il telefono in orizzontale per guardare Netflix. Quella sfigata lì adesso la interpreto io, facendo della pausa pranzo il momento più bello della mia giornata.

Quel tempo sospeso in cui chiudo il computer, mi preparo qualcosa da mangiare o scendo per prendermi un poke e premo play. Cinquanta minuti. In questo periodo quattro serie hanno occupato quel piccolo spazio di pace. Ho iniziato ad esplorare un genere nuovo per me, thriller, a tratti fantasy direi, un po’ misterioso. Un genere che mi teneva sospesa in un limbo tra “chissà cosa succede dopo” e il “ma la sceneggiatura chi l’ha scritta? Un matto?”

Dark: la serie che ti fa dubitare persino del calendario

Pensavo di guardare una serie.

In realtà stavo iscrivendomi a un corso accelerato di genealogia, fisica quantistica e gestione degli alberi genealogici impossibili.

Dark è probabilmente una delle cose più intelligenti mai scritte per la televisione. Non perché sia incomprensibile, come spesso viene raccontata, ma perché pretende attenzione. Quella vera.

Non puoi piegare una maglietta mentre la guardi. Non puoi controllare Instagram. Non puoi rispondere al gruppo “E stasera?” perché quando torni sullo schermo qualcuno è contemporaneamente padre, figlio e versione anziana di sé stesso.

Eppure funziona.

Quando tutti i pezzi iniziano ad andare al loro posto provi quella soddisfazione rara che solo alcune storie riescono a regalare. Anche se dopo ogni episodio la ricerca su Google era sempre la stessa:
“Albero genealogico Dark senza spoiler.”

The OA: oppure imparare che le serie possono essere poesia

Ci sono serie che raccontano una storia. Poi c’è The OA, che decide di raccontarti l’anima.
È una serie difficile da spiegare senza rovinarla, ed è forse proprio questo il suo punto di forza.
Parla di morte, fede, universi paralleli, amicizia, trauma e speranza con una delicatezza quasi surreale.
E poi arriva quel momento. Quello delle “mosse”. Se l’avete vista sapete esattamente di cosa sto parlando.
È una serie che divide tantissimo: c’è chi la considera un capolavoro assoluto e chi la spegne dopo due episodi.
Io appartengo senza dubbio alla prima categoria e spero ancora in una terza parte!

Untamed: quando la natura è il personaggio migliore

Ogni tanto serve anche una serie che non ti costringa a disegnare schemi su un quaderno. Untamed è esattamente questo.
Un thriller che si prende il suo tempo, ambientato in paesaggi così belli da farti venire voglia di prenotare una casa in montagna… salvo ricordarti che probabilmente lì ci sono persone che spariscono misteriosamente.

L’atmosfera è il vero punto di forza.

Silenzi.

Boschi.

Sentieri.

Tensione.

Quelle storie che sembrano sussurrare invece di urlare. Forse lenta a tratti ma sono arrivata fino alla fine!

La sua verità: il thriller che ti convince che tutti stiano mentendo

Il finale che mai mi sarei aspettata!
È una di quelle serie che cambiano continuamente prospettiva. Ogni episodio ti regala una nuova versione dei fatti e tu, puntualmente, ci caschi. Prendi posizione. Giudichi.
Poi cinque minuti dopo sei costretto a ritrattare tutto.
6 episodi, alla fine ne sono rimasta affascinata pensando a fin dove si può arrivare per il bene di qualcuno.

La mia personale conclusione

Forse tra qualche mese non ricorderò cosa ho mangiato durante queste pause pranzo.

Ma ricorderò perfettamente dove ero quando cercavo di capire Dark, quando speravo ancora in una nuova stagione di The OA, quando mi perdevo nei boschi di Untamed o quando cambiavo idea per la decima volta guardando La sua verità.

Le serie, in fondo, fanno anche questo. Non riempiono solo il tempo. A volte trasformano quaranta minuti qualsiasi nel momento che aspetti di più di tutta la giornata. E, in certi periodi, non è affatto poco.

(Resto in attesa di altri titoli imperdibili nei commenti!)

Una risposta a “La mia pausa pranzo Netflix”

  1. Avatar wwayne

    Questa è la serie più bella di tutto il catalogo Netflix: https://wwayne.wordpress.com/2023/04/02/io-e-linda/. La conoscevi già?

    "Mi piace"

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About

Novella Ferrandino, nata a Torino nel 1991. Presa da un momento di profonda intraprendenza, alla fine del 2024 ha aperto Enneblog. Un blog che non consiglia. Racconta. Non indica cosa fare, ma condivide come è stato.
Dopo aver militato nel mondo delle agenzie creative e aver lavorato come copywriter e social media manager, dal 2025 Novella ha deciso di cambiare vita e diventare freelance. Vive a Torino con la sua famiglia così composta: marito, figlia numero 1, figlia numero 2.
Le piace viaggiare – banale – ma solo se ha la certezza che ci sia il bagno in camera, definendosi lungimirante. Le piace mangiare cose buone – banale 2 – ma solo se ne vale davvero la pena, perché ha un metabolismo lento e non vuole sprecare ore in palestra per un piatto cattivo. Recentemente è diventata madre ma ci tiene a precisare che non ha mai cambiato lo screensaver del telefono per mettere una foto delle bambine. Si sta barcamenando invece con gli aspetti di questo nuovo ruolo, cercando di tenere in equilibrio la sua identità di sempre con le responsabilità di oggi.

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