Bruxelles, ore 18.00.
Noi siamo svegli dalle prime luci dell’alba ma questo ormai non fa neanche più notizia. Ecco com’è stato andare al Tomorrowland.
Partendo dalla difficoltà dell’arrivo
Credo che per arrivare al Tomorrowland ci siano due modi. Il primo è nascere a Boom. Il secondo è prendere un treno, un bus, un aereo, un Uber e infine uno shuttle bus con uno zaino sulle spalle e la freschezza che si perde progressivamente ad ogni mezzo di trasporto.





Lasciate le bimbe ai nonni alle 9.40 del mattino abbiamo fatto il nostro ingresso al festival alle 18.00.
Il festival finiva all’una di notte.
In pratica avevamo davanti soltanto sette ore in piedi per recuperare tutte quelle che avevamo trascorso seduti nelle ultime otto.

Sulle spalle uno zaino, addosso come una seconda pelle fino al nostro ritorno, non pesava un granché ma a mezzanotte e mezza mi sono sentita di rispondere così ad un messaggio di controllo.

Eppure la cosa straordinaria dei festival è questa: il tuo corpo continua a muoversi nonostante tutto.
I tappi per le orecchie
Nei giorni precedenti cercavo su internet articoli più o meno dallo stesso contenuto “Must have Tomorrowland”, “Cosa bisogna portarsi dietro al Tomorrowland?” e dopo i consigli sulle borracce pieghevoli e sul nuovo gelato al magnesio disponibile in alcuni stand del posto, oltre all’importanza di idratarsi, ho letto qualcosa sull’importanza di proteggere l’udito.


Ecco che ho ordinato subito dei tappi per le orecchie su Amazon, gli stessi che vendevano al festival ma a 20€ in meno. In tutto ciò Manu mi ha presa in giro per non so quanto tempo sul fatto che si andasse a un festival dove l’obiettivo era quello di ascoltare musica, che io con i tappi per le orecchie a un concerto e quanti anni ho, e come sono vecchia, ma una volta fatto il nostro ingresso al Tomorrowland quelli che non avevano i tappi erano in minoranza.
Tutti li indossavano.
Tutti.
L’IQOS che non c’era più

Ad un certo punto del viaggio la mia IQOS ha deciso di intraprendere un percorso diverso dal mio. Credo di averla persa in aereo ma non ne ho assolutamente la certezza. L’ho scoperto davanti al primo stage, con la prima birra piccola in mano, il momento perfetto per fumarsi una Iqos. Attimo che non ho vissuto io.
Quello che so è che ho affrontato l’intera serata senza fumare neanche una sigaretta tra una birra piccola, una coca cola e un hamburger.
Dalle 18.00 all’una di notte
Ci sono persone che al Tomorrowland vanno per vedere un artista in particolare. Io ci sono andata per vedere il Tomorrowland, in particolare il main stage per questo da una certa ora in poi ho smesso di pubblicare stories, tutte uguali sottofondo differente “ma chi lo mette più l’audio nelle stories…”
Comunque Il Tomorrowland non è esattamente come te lo immagini ma molto di più.
Da una parte trovi un palco che sembra uscito da un film fantasy, dall’altra una foresta illuminata, poco più avanti persone vestite come se fossero appena uscite dal set di Start Trek.

Altro argomento interessante, le persone. Adulti, dai trenta anni agli over sessanta, che arrivavano da ogni parte del mondo e che per qualche ora sembravano parlare tutte la stessa lingua. Quella dei “put your hands up” e dei salti sincronizzati durante la stessa canzone.
Balli con persone che non hai mai visto prima, sorridi a sconosciuti che probabilmente non incontrerai mai più e ti ritrovi a baciare tuo marito durante quella canzone che fa rima con “ti ricordi quando?” pensando che, forse, tutta quella fatica per arrivare fino a lì ne è valsa decisamente la pena.
La stanchezza che ricordi ma che superi
La cosa che mi ha stupito è che mi sono ripresa in fretta, alle 18 del giorno dopo ero “guarita”.
Il viaggio di andata è stato infinito.
Al Tomorrowland ho letteralmente battuto i denti dal freddo. Una volta che non guardo il meteo in vita mia e che mi sono basata sulle dirette dal festival di Instagram. La temperatura è scesa improvvisamente a 16 gradi, per 15 minuti ha anche iniziato a piovere, io ero vestita come se fossi partita da Torino con 35 gradi alle 10 del mattino e mi dovessi mettere in coda per il famoso gelato agli elettroliti e magnesio, ma vaff….
Una volta finito tutto ci siamo incamminati verso la stessa strada, fiumi di persone si dirigevano verso l’uscita, tragitto che mi è sembrata una tappa del cammino di Santiago.
Poi lo Shuttle Bus fino al centro, abbiamo aspettato l’Uber e altri 60 km verso l’hotel che ci ha accolto per 2 ore e mezza di sonno.
L’aereo alle 7 del mattino, l’alba sopra le nuvole e di corsa dalle bimbe ma è stato bello!

Grande quanto una città, magico quanto un luna park e faticoso quanto arrivarci.
Il Tomorrowland è anche questo: un posto in cui parti distrutto, torni distrutto ma nel mezzo sei stato felicemente altrove.

E forse è proprio per questo che vale sempre il viaggio.







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